“Anche i miei familiari sono italiani perché vengono trattati come cittadini di serie B? Non è possibile che da quando Luigi Di Maio è diventato ministro degli Esteri, nel settembre 2019, non si è mai occupato della vicenda. Non ha mai risposto ai nostri appelli, praticamente non l’abbiamo mai sentito”. E’ lo sfogo di Francesco Russo, figlio, fratello e cugino dei tre napoletani scomparsi in Messico a fine gennaio 2018.

Da allora di Raffaele Russo, Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, residenti in via Vespucci a Napoli, non si hanno più notizie. Ma la speranza di ritrovarli in vita c’è ancora e, soprattutto, è un dovere dello Stato italiano fare tutto il possibile per ritrovarlo. Luigi Di Maio, invece, ha completamente archiviato la questione tanto che in un video diffuso sui social lo scorso dicembre, in occasione dell’annuncio del rientro in Italia di Chico Forti dagli Stati Uniti, affermava sorridente che “come abbiamo fatto per i pescatori, per Silvia Romano e per tante altre persone che quest’anno abbiamo riportato a casa. Non ci sono più rapiti all’esterno di nazionalità italiana in questo momento”.

Una gaffe che non è sfuggita alla famiglia Russo. “Sono parole che ci ha fatto molto male – commenta Francesco, siamo stati completamente dimenticati, trattati come cittadini di serie B”.

“La nostra speranza – aggiunge – è che siano ancora in vita, almeno fino a prova contraria. Ci sono diversi casi di persone ritrovate dopo sei-sette anni, c’è ancora un processo in corso con le prime udienze in programma a fine febbraio contro i poliziotti accusati di aver venduto i tre napoletani a un cartello messicano”. Il caso dunque non è stato archiviato, almeno per ora, tranne che per Luigi Di Maio e il dicastero che rappresenta.

“Da quando è ministro degli Esteri non abbiamo mai avuto contatti con la Farnesina” spiega amareggiato Russo. I suoi familiari erano lì da poco. “Mio padre da diversi mesi, mio cugino da diversi giorni, mio fratello Antonio da due giorni. Erano venditori ambulanti”.

Il primo a sparire è stato Raffaele Russo: “Inizialmente è stato rapito mio padre, poche ore dopo Antonio ed Enzo, grazie ai localizzatori Gps delle auto noleggiate, sono andati a cercarlo. Arrivati nei pressi di una stazione dei benzina sono stati affiancati da alcuni poliziotti in moto che hanno chiesto loro di seguirli”. Da allora non ci sono state più notizie.

“Ciò che fa male – continua Francesco – è che tutto quello che abbiamo ottenuto dalla Farnesina in questi anni è stato solo grazie a nostre iniziative: fiaccolate, proteste all’esterno del Ministero con mia padre che si incatenò ai cancelli. Solo facendo così siamo stati ricevuti sia da Alfano che da Moavero Milanesi”, i due predecessori di Di Maio che hanno inviato in Messico due loro rappresentanti (Amendola e Merlo).

Di Maio invece non è prevenuto. L’ex vicepremier, l’ex ministro del Lavoro, l’ex capo politico del Movimento Cinque Stelle, diventato a 33 anni ministro degli Esteri, così come confermato dal videomessaggio pubblicato prima delle festività natalizie, ignora la vicenda. “Gli abbiamo inviato mail, pec, lo abbiamo contattato tramite i nostri avvocati, ma niente. Mai una dichiarazione sui miei familiari spariti in Messico, nulla. Non ci ha fatto mai sentire la sua vicinanza. Siamo italiani come lui, napoletani come lui”.

Poi l’appello finale: “Spero che da parte sua ci sia quanto prima un’apertura: i miei familiari sono brave persone, facevano i venditori ambulanti e non avevano legami con i cartelli messicani come è stato accertato dalle indagini. Vanno cercati fino alla fine, questo dovrebbe essere il compito dell’Italia”.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.