Sono partiti questa notte da Bengasi i due pescherecci Antartide e Medinea con a bordo i 18 pescatori di Mazara del Vallo liberati ieri. Le due imbarcazioni saranno scortate fino all’arrivo in Italia dalla fregata Margottini della Marina Militare – impegnata nell’Operazione Nazionale Mare Sicuro- che li ha intercettati all’uscita delle acque territoriali libiche. La nave garantirà il transito in mare in sicurezza fino a Mazara del Vallo.

L’arrivo è previsto per la mattina del 20 dicembre. La Marina Militare, pur nel pieno della pandemia Covid 19, continua ad onorare gli impegni operativi a sostegno del Paese e garantisce la tutela degli interessi nazionali sul mare e dal mare, attraverso le Operazioni Mare Sicuro e Irini, oltre all’impegno in antipirateria nel Golfo di Guinea e nell’Oceano Indiano.

Intanto iniziano i racconti di quanto accaduto in quei 108 giorni di prigionia. “Abbiamo cambiato quattro carceri in condizioni sempre più difficili. L’ultimo dove siamo stati era al buio, ci portavano il cibo con i contenitori di metallo. È stato davvero molto complicato: accendevano e spegnevano le luci, a loro piacimento”, ha detto Pietro Marrone, capitano della Medinea, parlando via radio col suo armatore Marco Marrone, come riportato da Open.

La loro ultima notte l’hanno trascorsa “in una cella buia dove il cibo veniva portato in ciotole”. Lì hanno “subito umiliazioni, pressioni psicologiche, ma mai violenze”. Tunisini e italiani sono rimasti divisi per più di due mesi: “In celle buie, senza processo, e con indosso sempre gli stessi abiti. Ci siamo rivisti dopo 70 giorni, ed è stato bellissimo. Ma ci siamo spaventati. Quando ci hanno detto che sarebbe arrivato il presidente Conte, ci hanno dato del cibo migliore, ma quello vero lo abbiamo mangiato ieri sulle nostre barche. Siamo felici, stiamo tutti bene”.

Poi l’uomo racconta che ieri i prigionieri sono stati chiamati perché era giunta l’ora di andare via. All’annuncio nessuno ci aveva creduto perché un episodio simile era già accaduto neli mesi precedenti ma si era concluso con un nulla di fatto. Poi si sono sistemati, lavati e vestiti con abiti portati dai libici. Sono saliti su un autobus nella direzione delle loro barche. Infine l’atteso ritorno verso casa.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.