Giuseppe Conte e Luigi Di Maio preparano la ‘sorpresa di Natale’. Il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri starebbero per partire alla volta della Libia per liberare i pescatori italiani prigionieri da settembre. Sarebbe questo il motivo del rinvio dell’incontro con la delegazione di Italia viva in programma per questa mattina alle 9, slittato alle 19.

LA VICENDA – Da oltre 100 giorni 18 pescatori sono in stato di fermo in una caserma di Bengasi, città nel’est della Libia. Gli equipaggi (composti da 8 italiani, sei tunisini, due indonesiani e due senegalesi), che erano a bordo di due pescherecci partiti da Mazara del Vallo e bloccati dalle autorità libiche lo scorso primo settembre a una quarantina di miglia dalle coste della Libia, praticamente non hanno più contatti con l’Italia.

Secondo la ricostruzione più ‘accurata’ dei fatti, i due pescherecci “Medinea” e “Antartide” sono stati fermati della autorità che rispondono al maresciallo Khalifa Haftar, che controlla quell’area del paese, a circa 40 miglia nautiche dalla costa. Proprio la distanza dalla costa libica è un punto chiave della vicenda: uno Stato esercita la propria sovranità nel cosiddetto mare territoriale, una porzione di mare che si estende per un massimo di 22 chilometri, pari a 12 miglia nautiche. Ogni Stato deve però consentire il passaggio di navi stranieri al suo interno, purché non rappresentino un rischio per la sicurezza nazionale. Tra le 12 e le 24 miglia invece uno Stato ha poteri di controllo sulle navi stranieri per evitare che queste commettano reati nel proprio territorio. L’intervento libico è invece avvenuto a circa 40 miglia dalla terraferma, all’interno di una fascia marittima che da tempo la Libia rivendica come propria zona economica esclusiva.

LA RECLUSIONE DEI PESCATORI – Secondo una ricostruzione del Corriere della Sera, i 18 prigionieri sono tenuti in una grande stanza al secondo piano di una palazzina sita nel porto militare di Bengasi. Il cibo, scrive il Corsera, “viene servito regolarmente: una dieta a base di pasta, pesce e verdura. Trascorrono il tempo guardando la televisione, hanno servizi igienici sempre accessibili”. Pur non essendo reclusi in un carcere, si tratta a tutti gli effetti di una prigionia: non hanno alcuna libertà di movimento e l’intera area è circondata da un muro di cemento, potendovi accedere soltanto da un posto di blocco controllato dai militari fedeli al maresciallo Khalifa Haftar.

LE REAZIONI IN ITALIA – Per Leonardo Gancitano, uno degli armatori dei due pescherecci di Mazara del Vallo sequestrati in Libia, ora è il momento di “aspettare, in questo momento non possiamo aggiungere altro”, commenta all’Adnkronos. “Sono scaramantico. Non voglio dire nulla fin quando non abbiamo certezze” continua Gancitano che attende notizie insieme a Paola Bigione, moglie del capitano di uno dei due pescherecci. “Non vogliamo festeggiare prima anche perché se non fosse vero sarebbe uno schiaffo terribile”.

Per il sindaco di Mazara, Salvatore Quinci, in attesa della conferma ufficiale della liberazione “l’intera comunità li sta aspettando”. “Siamo davvero felici – dice il sindaco all’AdnKronos – sappiamo che questi sono momenti importanti. Dalla Libia ci arrivano telefonate che ci confermano l’imminente liberazione. Aspettiamo la conferma a momenti”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia