Una poliziotta imputata che approfitta di una pausa del processo per darsi alla fuga, altri cinque colleghi, di cui tre attualmente in carcere, accusati di “sparizione forzata” e la Farnesina, rappresentata dal settembre 2019 dal napoletano Luigi Di Maio, che non ha mai fatto una telefonata ai familiari di Raffaele RussoAntonio Russo e Vincenzo Cimmino, i tre venditori ambulanti scomparsi in Messico il 31 gennaio 2018.

Non mancano i colpi di scena al processo iniziato a fine marzo, e in corso da nove giorni, nello stato messicano di Jalisco e che vede imputati sei poliziotti accusati di aver venduto i tre napoletani al cartello di narcotrafficanti locale. Il tutto nel silenzio più assoluto delle istituzioni italiane così come già denunciato al Riformista da Francesco Russo, familiare dei tre, lo scorso 20 gennaio. L’agente Linda Guadalupe Arroyo è scappata insieme al marito durante una pausa dell’udienza durata circa tre ore. La donna era a piede libero insieme ai colleghi Salomon Adrian Ramos Silva ed Emilio Martines Garcia, perché, secondo la ricostruzione della procura messicana, era al al centralino quando Antonio Russo e Vincenzo Cimmino (rispettivamente figlio e nipote di Raffaele Russo) vennero affiancati da alcuni poliziotti in moto nei pressi di una stazione di benzina mentre cercavano il loro congiunto, scomparso da poche ore. “Inizialmente è stato rapito mio padre, poche ore dopo Antonio ed Enzo, grazie ai localizzatori Gps delle auto noleggiate, sono andati a cercarlo. Arrivati nei pressi di una stazione dei benzina sono stati affiancati da alcuni poliziotti in moto che hanno chiesto loro di seguirli” ha raccontato Francesco Russo.

La poliziotta, fuggita a bordo di un’auto, è attualmente ricercata. Il giudice, constatata la sua assenza alla ripresa del processo, ha emesso un ordine di cattura. “Ciò che è accaduto rasenta l’incredibile, tutta questa storia, sin dall’inizio, è sembrata tratta dalla sceneggiatura di un film, ma purtroppo è realtà” commenta all’Ansa l’avvocato Claudio Falleti, legale delle famiglie Russo e Cimmino. Rappresentato in Messico da un collega locale, Falleti commenta l’andamento del processo: “Molte delle prove ammesse e formate sono inconfutabili, in ultimo la fuga di uno degli imputati stile Hollywood verosimilmente decisa con l’avvicinarsi della condanna che non depone a favore della difesa e non fa che rinforzare un coinvolgimento nei fatti che tutti gli imputati fino alla fine hanno cercato di negare”.

IL SILENZIO DI DI MAIO – Al processo ha testimoniato (in videoconferenza) anche Francesco Russo, figlio, fratello e cugino dei tre napoletani scomparsi 38 mesi fa. Lo stesso Russo, raggiunto dal Riformista, conferma ancora una volta la totale assenza da parte della Farnesina. “Ad oggi – dice – ancora nessuna telefonata da parte di Di Maio o di un suo rappresentante. Eppure il processo sta entrando nel vivo, c’è una poliziotta in fuga ma questo forse non interessa né a Di Maio né ai media nazionali”. A rappresentare l’Italia nel corso del processo c’è un delegato di polizia del consolato. “I miei familiari sono brave persone, facevano i venditori ambulanti e non avevano legami con i cartelli messicani come è stato accertato dalle indagini. Vanno cercati fino alla fine, questo dovrebbe essere il compito dell’Italia. Vogliamo solo sapere che fine hanno fatto”.

LA GAFFE DI DI MAIO – Luigi Di Maio, invece, ha completamente archiviato la questione tanto che in un video diffuso sui social lo scorso dicembre, in occasione dell’annuncio del rientro in Italia di Chico Forti dagli Stati Uniti, affermava sorridente che “come abbiamo fatto per i pescatori, per Silvia Romano e per tante altre persone che quest’anno abbiamo riportato a casa. Non ci sono più rapiti all’esterno di nazionalità italiana in questo momento”.