Rosanna, Fiorella, Francesco e tanti altri ragazzi di Napoli non fanno parte di associazioni né comitati. Sono semplici volontari che, insieme ad un gruppo di persone, stanno assistendo, in modo diverso, le numerose famiglie in difficoltà durante questa emergenza coronavirus.

Napoli da oltre un mese si è mobilitata, mostrando quella generosità che da sempre emerge nei momenti difficili e sta dimostrando di essere più forte di quei luoghi comuni e quei racconti sensazionalistici che mirano sempre e solo a raccontare la faccia sporca della città.

Perché a Napoli è esplosa “una bomba di solidarietà” racconta Rosanna Laudanno, studentessa e consigliera della II Municipalità che comprende i quartieri di Avvocata, Montecalvario, Mercato, Pendino, Porto, S. Giuseppe. “Non è nemmeno più una questione di Stato e anti-Stato, qui si parla di una figura che si è messa in mezzo, autonomamente, fatta di persone, studenti, che va dalla periferia di Napoli al centro”. Dopo il servizio delle Iene e dell’inviato Giulio Golia, “bisognava far vedere un’altra faccia della città, quella della solidarietà, che oggi a Napoli è scoppiata. C’è tanto lavoro di persone normali, forse questo spaventa: la normalità di una città che si sta dando tanto da fare”.

“E’ nato tutto all’improvviso -spiega – con un appello lanciato sui social che questa volta sono stati utilizzati in modo corretto, chiamando una serie di persone, soprattutto i giovani, a contribuire a questa distribuzione di beni primari, come medicinali e spese, alle persone più anziane. Si è creato un gruppo di 10 persone che lavorano sul territorio a titolo gratuito e con l’obiettivo di rendersi utili per il quartiere”.

Con Rosanna c’è un’altra giovane studentessa, Fiorella La Marca, anche lei volontaria: “Siamo persone che neanche si conoscevano ma, accomunati dallo stesso intento, abbiamo condiviso qualcosa di bello in un momento di così grande difficoltà”. Le volontarie di Salvator Rosa hanno assistito numerose persone che vivono da sole: “Abbiamo ricevuto richieste da napoletani che vivono fuori e che hanno qui mamme, papà, fratelli, zii che vivono da soli. Quello che abbiamo fatto è non lasciarli abbandonati a loro stessi. Purtroppo è facile legare Napoli solo alla criminalità organizzata”.

Nella zona delle Case Nuove, lungo via Vespucci e via Marina, c’è Francesco Russo, un “normale cittadino” che si è messo a disposizione, insieme ad un gruppo di amici, in questo momento di difficoltà. “Abbiamo lavorato duramente in questi 30 giorni, a volte dormendo anche 2-3 ore ma ero soddisfatto perché mi faceva stare bene quello che stavo facendo”. Francesco racconta che “dal 20 marzo al 10 aprile abbiamo consegnato spese a 1450 famiglie napoletane”. “Davamo appuntamento nello spiazzale dell’ospedale Loreto Mare alle tante persone che ci contattavano, perché tutto questo non si racconta? Ho contatti con numerose tv nazionali per la triste vicende dei miei tre parenti scomparsi in Messico anni fa e mai più ritrovati. All’epoca volevano tutti intervistarmi, oggi invece, nonostante i tanti messaggi inviati, nessuno mi ha calcolato”.

Ma come è nato tutto questo? “E’ iniziato tutto su Instagram dove in un gruppo tra amici del quartiere facemmo una piccola colletta comprando beni di prima necessità e distribuendoli alle famiglie che ne avevano bisogno. Poi molti imprenditori, gente per bene, si sono fatti avanti anche grazie ai video da noi pubblicati e hanno donato alimenti e altri generi primari”.

Associare Napoli sempre e solo alla camorra “fa notizia però bisogna anche sottolineare le tante eccellenze che abbiamo: dal professore Ascierto all’ospedale costruito in tempi record. Tutto questo fa male, bisogna anche documentare con prove e non solo con le chiacchiere. Non sono ancora riuscito a trovare una connessione tra Messico, Napoli e la beneficenza”.