E’ morto all’età di  88 anni Umberto Consiglio, storico mendicante napoletano soprannominato ‘o pa’, perché solito chiedere il pane. Viveva con la sorella e i nipoti e negli ultimi anni si vedeva pochissimo in giro a causa delle sue precarie condizioni fisiche. I funerali si terranno martedì 14 giugno alle ore 11 nella chiesa di San Ferdinando in piazza Trieste e Trento.

Basso e dal fisico esile, ‘o pa’ era una vera e propria istituzione nelle strade di Napoli: dal centro storico a Chiaia, percorrendo via Toledo, era impossibile non incontrarlo. Nonostante l’età appariva sempre come uno scugnizzo che con la sua simpatia riusciva a strappare un sorriso anche nelle giornate più difficili. Qualche anno fa, nel maggio del 2016, venne ricoverato all’ospedale San Paolo di Napoli per una frattura alla gamba e il medico di turno, Mario Guarino, postò alcune foto con Consiglio e il personale medico con un lungo messaggio nel quale ripercorreva la sua storia.

‘O ppa è il modo in cui viene chiamato il mendicante più conosciuto di Napoli perché ogni volta che lo si incontra per strada si sente la sua voce ripetere: “‘O ppa, ‘o ppa”, “Il pane, il pane”. Lo si può incontrare un po’ ovunque: a Chiaia, al Vomero, a Via Mezzocannonne, anche se l’uomo risiede ai Quartieri Spagnoli.

Cosa sono i ricordi? Calde alcove dove rassicurarci al tepore di esperienze già vissute?! Nuvole rilasciate da neuroni che macinano pensieri? Non saprei. Te li ritrovi catapultati all’improvviso (all’intrassatt’) senza avvertire, senza chiamare. Voci, odori, rumori, immagini, volti. Si volti che, come files riposti in chissà quale hard-disk delle nostre emozioni, ti spalancano la retina ed il cervello nella sua parte arcaica, mesencefalica. Turno di notte in 118, dispatch per un codice verde. Mi accingo ad uscire, passo per il bancone del triage e vedo un paziente sulla barella in attesa di valutazione. Il mio sguardo sfiora il suo volto ed in maniera inconsulta le mie labbra lasciano uscire “‘o pà, ‘o pà”. La familiare si gira di scatto e mi guarda incuriosita. “Mi perdoni, ho sbagliato… pensavo… mi sembrava…”… “è proprio lui” mi fa lei“.

“‘O pà, un pezzo di Napoli e della mia infanzia adolescenza età adulta, ‘o pà che ha consumato i lastroni di piperno della vecchia via Toledo. Lui ‘o pà, inseguito per ore da noi bambini a via Toledo, nella Pignasecca… fino alla parrucchiella. Là al triage davanti a me. “Signora ma è…” non ho mai conosciuto il suo nome. Non lo abbiamo mai saputo. Per noi e per me era semplicemente ‘o pà. Un nome onomatopeico figlio dell’unica parola che ha ripetuto per bilioni di volte, correndo a passo breve ma veloce, con la mano destra protesa… un cappotto sempre troppo lungo e lacero.. ‘o pà, ‘o pà’”.

L’abbiamo accolto, tutelato e protetto (lo facciamo con tutti)… prelievo, rx e caramelle per vedere se il sorriso di quando gli davi una moneta era cambiato. Uguale. Adesso ha 81 anni. Età puramente anagrafica perchè il volto, il sorriso sbilenco, la voce anserina sono uguali. Da alcuni anni sono convinto che noi del mondo dell’emergenza-urgenza siamo privilegiati. Professionisti appassionati affacciati ad una esclusiva finestra sul mondo. Spugne che adsorbono storie, racconti, vite e morti, amori e veleni, umori e fratture del corpo e dell’anima. Siamo privilegiati. Scelti e prescelti. E allora immortaliamo come una Polaroid da “azzeccare” sui nostri camici sudati ed infetti. Insieme per uno splendido selfie di gruppo con un monumento di una Napoli vera“.

Poche settimane fa i vicoli di Napoli hanno pianto anche un’altra figura storica: si tratta di Valeria o Giannina, così come veniva chiamata da napoletani e non, lei che vendeva “cartine, accendini e sigarette”.

Redazione