A Napoli si lavora poco e si guadagna meno. «Qui mancano imprese in numero, dimensioni e produttività comparabili a quello delle città che occupano le prime posizioni nella classifica sulla vivibilità delle città. Il prossimo sindaco dovrà intervenire sull’ambiente, sull’edilizia e sulla burocrazia farraginosa»: Domenico Salvatore, coordinatore del corso di laurea in Economia, Management e Sostenibilità dell’università Suor Orsola Benincasa, commenta la graduatoria delle città nelle quali si vive meglio stilata da Italia Oggi. Napoli è fanalino di coda: 103esima su 107 centri presi in considerazione. La classifica è stata realizzata tenendo conto di otto parametri: ambiente, affari e lavoro, reddito e ricchezza, ambienti, reati e sicurezza, sistema salute, istruzione e formazione, sicurezza sociale.

Il capoluogo campano, salvato il “sistema salute”, è sempre relegato negli ultimi posti. Alla voce “affari e lavoro” appare al 104esimo posto, per “reddito e ricchezza” si piazza invece al 102esimo. «Le due voci sono ovviamente collegate – spiega Salvatore – perché è il lavoro che genera reddito e ricchezza. E una quota significativa del lavoro nell’economia contemporanea è di norma assorbita dalle imprese. È necessario premettere che lavoro e reddito sono influenzati soprattutto da politiche a livello di Unione europea, di Stato e di Regione e che i confini di una città sono troppo piccoli perché le politiche cittadine abbiano un impatto determinante su sistemi economici interconnessi». Questo, però, non vuol dire che il Comune non debba fare niente per supportare l’economia produttiva della città. Le amministrazioni comunali, infatti, possono assumere un ruolo di primo piano nel sostegno alle economie locali perché certi decisori politici vivono sui territori che governano e hanno la possibilità di concordare con i commercianti l’adozione di efficaci misure di sostegno.

Ma il Comune di Napoli detiene un altro triste primato: spende meno di tutte le altre città italiane per affiancare i piccoli imprenditori, solo 2.70 euro pro capite. Palazzo San Giacomo fa una pessima figura anche per quanto riguarda il sostegno all’occupazione: spende non più di 31 centesimi pro capite, ben al di sotto della media nazionale che si attesta intorno a 1.23 euro. Sia chiaro, in Italia le politiche per il lavoro sono materia di competenza di Stato e Regioni; resta il fatto, però, che, seppur mantenendo un ruolo più “defilato”, anche i Comuni possono contribuire allo sviluppo del lavoro e alla crescita dell’occupazione.

«Ci sono alcuni settori su cui il Comune ha un impatto più diretto – sottolinea Salvatore – Penso all’edilizia, per la quale è indispensabile un piano che, pur non aumentando il consumo di suolo, renda conveniente per le imprese sostituire molti edifici esistenti con edifici più belli, sostenibili e antisismici». Ma non solo. «Per il turismo sarebbero utili iniziative che provino ad attrarre turisti in tutti i periodi dell’anno che vanno programmate con anticipo e una strategia coerente».

Ma il sindaco potrebbe fare ancora di più. «Dovrebbe contribuire a identificare un ruolo economico per il Sud nell’economia contemporanea a livello globale – dice Salvatore – Per fare questo la collaborazione con gli altri Comuni della Città metropolitana, oltre che con chi governa la Regione e lo Stato centrale, sarebbe importante. Altro fattore controllabile da un sindaco è l’efficienza dell’amministrazione comunale con cui si interfacciano le imprese». Più prevedibile e veloce è la macchina burocratica comunale, più le imprese investono. E la carenza di investitori è dovuta anche alla disorganizzazione che l’ente comunale mostra in tutti gli altri ambiti della vita cittadina.

«Lavoro e reddito vanno di pari passo con l’ambiente – sottolinea Costanzo Jannotti Pecci, già presidente degli industriali di Napoli – Per ambiente intendo una viabilità sempre in tilt, un trasporto pubblico che funziona malissimo e l’insufficienza delle infrastrutture telematiche. E, in questo quadro, è difficile avere un’economia produttiva all’altezza delle regioni del Nord ed è facile che la vivibilità del capoluogo campano risulti bassa». Cosa dovrà fare, quindi, il prossimo sindaco di Napoli per scalare la classifica che ci vede sempre tra gli ultimi? «Concentrarsi sui reali bisogni della città senza strafare – suggerisce Jannotti Pecci – Finora l’incapacità di questa amministrazione si è tradotta in una mancata visione della città. Ora bisogna creare una squadra formata da persone competenti e all’altezza del compito, perché le risorse ci sono: bisogna solo saperle sfruttare».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.