Il Patto per Napoli
Neoriformismo urbano, Napoli modello da seguire
Da anni il dibattito pubblico italiano è attraversato da una convinzione. Il riformismo avrebbe esaurito la propria funzione storica. Travolto dalla stagione dei populismi, schiacciato tra radicalismi contrapposti, sarebbe diventato una categoria politica del Novecento, utile agli storici più che ai governi. È una tesi suggestiva. Ma il riformismo non è affatto scomparso, si è trasformato. Basti guardare a Napoli. Dove una certa tradizione storica del riformismo italiano che si riconosceva nel socialismo locale e nel migliorismo del PCI è sicuramente morta. Ma dove un “neoriformismo urbano” è divenuto protagonista. È da Napoli, infatti, che arriva oggi una delle più interessanti esperienze di governo riformista nel Paese.
Quando Gaetano Manfredi assume la guida della città eredita un comune gravato da una situazione finanziaria che rischiava di comprometterne il futuro. Il primo atto riformista non è stato promettere ciò che non poteva essere mantenuto. È stato riconoscere la realtà e costruire una soluzione. Il Patto per Napoli non ha rappresentato soltanto un’operazione di riequilibrio finanziario ma è stata la dimostrazione che risanamento dei conti e rilancio degli investimenti possono procedere insieme. Napoli ha provato che senza sostenibilità finanziaria non esiste autonomia politica. I conti pubblici non sono una materia per tecnici ma la condizione necessaria per garantire servizi, programmare investimenti e costruire sviluppo. Il rilancio di Bagnoli, gli interventi sul waterfront orientale, il recupero dei grandi complessi monumentali, il rafforzamento della rete infrastrutturale e degli impianti sportivi, il miglioramento del trasporto pubblico e gli investimenti collegati al PNRR, un approccio urbanistico ad ampio spettro, il rilancio dei servizi di pulizia e igiene della città, una più dinamica politica del lavoro compongono un disegno che prova a superare la logica degli interventi episodici. Lo stesso approccio emerge sul terreno della coesione sociale. Napoli ha provato a percorrere una strada diversa. Investire sul welfare non come semplice redistribuzione ma come costruzione di opportunità. Politiche per l’infanzia, contrasto alla povertà educativa, rafforzamento dei servizi territoriali, interventi nelle periferie e attenzione alle fragilità sociali sono stati progressivamente inseriti in una strategia più ampia che punta a ridurre i divari e ad allargare la partecipazione alla vita economica e civile della città.
Anche grazie alla sinergia con la Prefettura e le forze dell’ordine, oggi Napoli è una città più sicura. Un discorso analogo riguarda il turismo. Napoli è oggi una delle destinazioni urbane più dinamiche d’Europa. Dietro i numeri esiste una scelta politica precisa. Considerare il turismo non come una rendita da sfruttare ma come una politica pubblica da governare. La valorizzazione dello spazio urbano, il recupero del patrimonio storico, il fondamentale sostegno alle filiere culturali e creative, l’incremento della qualità dei servizi hanno contribuito a costruire una nuova reputazione della città, rafforzata da una continuità di eventi di caratura internazionale. Mentre una parte del Paese continua a oscillare tra massimalismi inconcludenti e conservazione dell’esistente, l’esperienza napoletana suggerisce che esiste ancora uno spazio per una politica capace di tenere insieme rigore e sviluppo, conti pubblici e investimenti, crescita economica e culturale, coesione sociale.
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