Nuovo schiaffo ai diritti civili. Nuovo schiaffo all’Unione Europea. Il governo Meloni tira dritto e dice no al certificato europeo di filiazione che prevede che la genitorialità stabilita in uno Stato membro venga riconosciuta in ogni altro Stato membro dell’Ue senza alcuna procedura speciale, sia che si tratti di figli di coppie eterosessuali, omogenitoriali, figli adottati o avuti con maternità surrogata dove è consentita.

Dopo la circolare del ministero dell’Interno guidato da Matteo Piantedosi, che di fatto ha impedito al comune di Milano e la sindaco Beppe Sala la registrazione dei figli nati da coppie omogenitoriali, ecco arrivare un nuovo segnale di chiusura versi i diritti civili e, soprattutto, i diritti dei minori.

Nella giornata di ieri, 14 marzo, la commissione Politiche europee del Senato ha infatti approvato con 11 voti a favore su 18 una risoluzione della maggioranza (presentata dall’ex ministro degli Esteri Giulio Santagata) contraria alla proposta del certificato europeo di filiazione. Ha votato no l’opposizione.

Singolare la motivazione dei senatori di maggioranza, secondo cui l’obbligo di riconoscimento del certificato Ue di filiazione non rispetta i principi di sussidiarietà e proporzionalità, per cui se venisse adottato sarebbe un’invasione del diritto europeo su quello nazionale. Il timore della destra è sopratutto rivolto alla maternità surrogata, vero nemico di ‘patrioti’ e ‘sovranisti’, e ad oggi vietata in Italia. Il rischio che il Governo Meloni non vuole correre è quello che possa essere aggirata con il via libera al certificato europeo di filiazione.

Dure le parole del deputato Dem Alessandro Zan: “Si trattava di riconoscere uguaglianza e civiltà. Ormai siamo alla destra ungherese”. Italia come Polonia e Ungheria, la pensa così anche l’eurodeputata Pd Alessandra Moretti: “Il Senato boccia il regolamento europeo che attribuisce il diritto ad essere riconosciuti ai figli delle coppie dello stesso sesso. Un altro passo verso il Medioevo dello stato di diritto. Italia oscurantista sempre più vicina a Polonia e Ungheria”.

La capogruppo Pd al Senato, Simona Malpezzi, prova a chiarire: “Il regolamento proposto dall’Unione europea non andava a intaccare per nulla ordinamenti e leggi italiane ma semplicemente faceva in modo che i Figli, con uno status di Figli in un determinato Paese della Ue, potessero avere lo stesso status di Figli nel Paese europeo dove si spostano con i loro genitori, quindi mettendo al primo posto sempre il diritto prioritario dei minori”. Con questa decisione “Giorgia Meloni e i suoi adepti si assumono una responsabilità clamorosa – commentano i senatori del Movimento 5 Stelle Dolores Bevilacqua e Pietro Lorefice -, portare un Paese come l’Italia sull’asse di Orban e della Polonia sulla materia di diritti”. Parlando dello stop alle registrazioni dei Figli delle coppie omogenitoriali a cui è stato costretto il Comune di Milano, il sindaco Sala lo definisce “un passo indietro politico e sociale” rimarcando ancora una volta il vuoto legislativo a cui i sindaci hanno dovuto sopperire e chiede una legge nazionale per consentire, come avviene in altri Paesi europei, la registrazione del figlio di una coppia dello stesso sesso.

Stesso pensiero del sindaco di Roma Roberto Gualtieri: “Le notizie di queste ultime ore, che arrivano da Milano e dal Senato sono preoccupanti. Stiamo parlando di famiglie che vivono quotidianamente nelle nostre città e soprattutto di bambini e bambine in carne ed ossa verso i quali abbiamo la responsabilità di garantire continuità affettiva, serenità e presa di responsabilità da parte di entrambi i genitori. Il riconoscimento nei moduli di iscrizione ai nidi comunali di Roma Capitale di due mamme e due papà va proprio in questa direzione. E’ la direzione giusta e Roma farà la sua parte, ma non basta. È urgente e necessaria una legge nazionale chiara. Mi unisco ai Sindaci Sala, Lepore, Lorusso e altri nel chiedere al Parlamento di assumersi al più presto la responsabilità di garantire il riconoscimento di pieni diritti per tutti i minori che vivono nel nostro Paese, compresi quelli delle famiglie arcobaleno”.

Redazione

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