“La soggettività giuridica ha origine dal concepimento, non dalla nascita”. E’ quanto si legge nel disegno di legge presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia. Una proposta “pro-life” che arriva dal partito della premier Giorgia Meloni secondo cui la “vita umana prenatale è sottoposta a rischi di varia natura”, quindi “urge una completa disciplina dell’intervento manipolatore dell’uomo nell’ambito della genetica”.

Una ddl contro l’aborto che riprende nella sostanza quello già presentato lo scorso ottobre, sempre a Palazzo Madama, dal senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia), e volto a modificare “l’articolo 1 del codice civile in materia di riconoscimento della capacità giuridica ad ogni essere umano”. Obiettivo del disegno di legge – visionato dall’Adnkronos – è “dichiarare che ogni uomo ha la capacità giuridica in quanto uomo, cioè che la soggettività giuridica ha origine dal concepimento, non dalla nascita”.

“Si tratta di riconoscere, anche nell’ambito giuridico, che embrione, feto, neonato, bambino, ragazzo, adolescente, giovane, adulto, anziano, vecchio sono diversi nomi con cui si indica una identica realtà, un identico soggetto, lo stesso essere personale, lo stesso uomo”, spiega Menia nella presentazione del ddl.

“Anche nel campo dell’aborto”, osserva ancora il senatore di Fdi, “è indispensabile individuare con chiarezza il significato giuridico dell’essere umano nella fase più giovane della sua esistenza”. “Se si riconosce – come ha fatto la sentenza n. 25 del 1975 della Corte costituzionale – che anche il concepito è titolare del diritto alla vita, garantito a livello costituzionale dall’articolo 2 della Costituzione (‘La Repubblica riconosce e garantisce i diritti dell’uomo’), come si fa a escluderne – già secondo il diritto positivo vigente – la soggettività giuridica?”, chiede Menia.

Un progetto di legge che, così come lo scorso ottobre e in precedenza nel corso della campagna elettorale, ha generato polemiche e attacchi alla maggioranza. “La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiarisca cosa pensa dei progetti di legge sullo statuto giuridico dell’embrione presentati dai parlamentari del suo partito. È evidente infatti che questi progetti di legge sono del tutto incompatibili con la tutela della libertà di interrompere la gravidanza garantito dalla legge 194 sulla cui difesa la stessa Meloni ha più volte rassicurato gli elettori” fa sapere, sempre all’Adnkronos, la deputata Elisabetta Piccolotti (Verdi Sinistra).

Riconoscere statuto giuridico all’embrione di fatto è il primo e necessario passo per equiparare l’aborto ad un omicidio. È significativo inoltre che i presentatori della proposta siano tutti uomini e usino nella legge soltanto riferimenti al maschile: altro che statuto giuridico della vita prenatale, quello che vogliono riscrivere è lo statuto giuridico della donna, uno statuto a ‘soggettività e libertà limitate e subordinate alla funzione procreativa e alle volontà del padre'”, rimarca la parlamentare, che aggiunge: “Se la legge proposta da Fdi fosse approvata sarebbero in prospettiva possibili casi in cui in presenza di una contraddizione tra la salvaguardia della vita del feto e quella della donna potrebbe essere affermata in via prioritaria la prima. La Meloni deve esprimersi, questi progetti di legge pericolosi per le donne devono essere respinti da tutte le donne”.

La stessa premier Meloni, a pochi giorni dal voto delle scorso settembre, replicò alle polemiche sull’aborto con queste parole: “Quali diritti, nel nostro programma, dovremmo togliere? L’Aborto? No, non tocchiamo nulla, diciamo solo alle persone che potrebbero essere indecise che si possono fare scelte diverse. Noi aggiungiamo diritti”.

 

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