Non c’è pace nel Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia. A distanza di un anno e mezzo dal suo insediamento, avvenuto in seguito alle dimissioni di Francesco Basentini, il direttore Bruno Petralia ha annunciato nei giorni scorsi le dimissioni chiedendo al Csm il pensionamento anticipato, a un anno dalla scadenza naturale del suo mandato. La decisione è dovuta a motivi familiari. “Sono nonno, quattro mesi fa mi è nata una nipotina, ho 69 anni, è il momento di rientrare in famiglia, sento che ha bisogno di me” ha commentato all’Ansa. Ma di fondo c’è anche la consapevolezza di ritrovarsi di fronte a un argomento, come quello delle carceri, affrontato sempre con superficialità dalla politica che da anni è chiamata a trovare soluzioni nel rispetto della dignità dei detenuti, anche loro, è giusto ricordarlo, esseri umani. Di soluzioni a stretto giro Petralia non ne vedeva.

Petralia, che a inizio gennaio, insieme al suo vice Roberto Tartaglia, ha partecipato all’ultimo congresso di Nessuno tocchi Caino nel carcere di Opera con la presenza dei detenuti che vivono in regime di alta sicurezza e il collegamento con un gruppo di ristretti a Parma, ha spiegato di aver “anticipato la decisione ai miei più stretti collaboratori al Dap. Lascerò a breve un incarico complesso e stimolante al tempo stesso, ricco di insidie e problematiche, ma denso di vera umanità, verso la quale ho cercato di dedicarmi con tutto me stesso fino ad oggi e non mi sottrarrò neanche in queste ultime settimane”.

La scorsa settimana, intervenuto a un convegno sulle carceri organizzato dall’università Lumsa, aveva parlato della sua esperienza alla guida del Dipartimento dell’amministrazione penitenziari dicendosi “addolorato e intristito, non posso dire di essere soddisfatto, di aver raggiunto degli obiettivi e nemmeno di vedere all’orizzonte degli obiettivi a stretto passo”. “Ho visitato due istituti a settimana, l’ho fatto anche nel periodo più funesto del Covid l’anno scorso, e delle volte ho difficoltà a dormire per quello che vedo: detenuti che parlano di acqua calda e di un water come fossero lussi” ha aggiunto.

Petralia era stato messo a capo del Dap nel 2020 dall’allora ministro Alfonso Bonafede dopo le dimissioni di Francesco Basentini, travolto dalla polemiche per le scarcerazioni di alcuni elementi della criminalità organizzata (non per forza boss come qualcuno si divertì a titolare) perché, scusate se è poco, gravemente malati e bisognosi di cure che, causa l’emergenza covid-19, in carcere non potevano ottenere, e dalle rivolte (che provocarono diversi morti tra i detenuti) esplose in diversi istituti penitenziari italiani all’inizio della pandemia. Oltre che dalla gogna mediatica in alcune trasmissioni televisive perché la sua figura era stata preferita a quella del magistrato Nino Di Matteo.

Nella sua carriera di magistrato, Petralia è stato procuratore aggiunto a Palermo e procuratore generale a Reggio Calabria. Dal 2006 al 2010 ha fatto parte del Consiglio superiore della magistratura, l’organo che ora dovrà pronunciarsi sulla sua istanza di pensionamento anticipato. Un via libera che appare scontato con l’iter che dovrebbe essere completato entro nell’arco di un mese.

Petralia ha ringraziato “la ministra Cartabia per la fiducia che ha voluto rinnovare verso la mia persona in quest’ultimo anno di lavoro insieme. Ed estendo il mio ringraziamento più profondo, ma anche il mio forte incoraggiamento, verso tutto il personale dell’Amministrazione, sia civile che di Polizia Penitenziaria, al Dipartimento come nei Provveditorati e in tutti gli istituti penitenziari, così come le organizzazioni sindacali, per il prezioso supporto e l’aiuto che non hanno mai mancato di dare al sottoscritto in questo delicato compito, reso ancora più gravoso dall’emergenza sanitaria. Spero di aver contribuito almeno in parte a fare altrettanto con ciascuno di loro”.

La stessa Cartabia ha ringraziato “sentitamente Dino Petralia, per la collaborazione sempre assicurata in questi mesi. Comprendo bene le esigenze personali e familiari, che lo hanno indotto ad assumere questa decisione. E’ stato un anno molto intenso. Insieme abbiamo lavorato per fronteggiare le emergenze, acuite dalla pandemia, e assicurare risposte agli sterminati bisogni del carcere. A Dino Petralia, va il mio affettuoso ringraziamento e i migliori auguri per questa nuova fase della vita”.

Per la sua sostituzione, i sindacati della polizia penitenziaria sollecitano il governo a scegliere presto il nuovo responsabile del dipartimento, per dare certezze di fronte ai gravi problemi delle carceri. Il segretario della Uilpa, Gennarino De Fazio, chiede che il governo “individui con immediatezza una personalità qualificata e competente che possa farsi carico delle immani problematiche penitenziarie con l’autorevolezza di un mandato pieno e di obiettivi chiari”. Il segretario del Sappe, Donato Capece, chiede “gente concreta, che non solo conosce i problemi ma che li sa pure risolvere: penso a un magistrato impegnato in prima linea ma anche ad un prefetto”.

“Il presidente Petralia è stato un Capo dipartimento attento alle esigenze dei detenuti e al confronto con i Garanti nella fase delicata e inedita del sistema penitenziario italiano che stiamo attraversando” commenta Stefano Anastasia, Garante dei detenuti della Regione Lazio e Portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà.

Redazione