La crisi nel Golfo Persico non minaccia soltanto petrolio e gas. Un terzo della produzione mondiale di elio dipende dal Qatar e dalle rotte che attraversano Hormuz. Dai microchip alle risonanze magnetiche, le conseguenze potrebbero essere molto più ampie di quanto si pensi.

Dalle stelle alle industrie strategiche

Per molti è il gas dei palloncini. In realtà l’elio è una delle materie prime più critiche dell’economia moderna. Si forma dal decadimento radioattivo di uranio e torio nelle profondità terrestri e viene estratto insieme al gas naturale. Essendo leggerissimo e chimicamente inerte, una volta disperso nell’atmosfera è perduto per sempre. La sua importanza è nota da oltre un secolo. Tra le due guerre mondiali gli Stati Uniti ne controllavano quasi interamente la produzione e ne limitarono l’esportazione perché indispensabile per i grandi dirigibili. La Germania, impossibilitata ad approvvigionarsene, utilizzò l’idrogeno per i propri Zeppelin. La tragedia dell’Hindenburg, distrutto dalle fiamme nel 1937, mostrò in modo drammatico il valore strategico dell’elio.

Il Qatar e il collo di bottiglia di Hormuz

Oggi la geografia della produzione è cambiata. Accanto agli Stati Uniti, il Qatar è diventato uno dei principali fornitori mondiali grazie ai giganteschi giacimenti del North Field. Nel 2025 l’emirato rappresentava circa il 33% della produzione globale. Il problema è che gran parte dell’elio qatariota deve transitare attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo le analisi dell’International Union of Marine Insurance, un blocco prolungato dello stretto interromperebbe quasi un terzo dell’offerta mondiale. La situazione è aggravata dai danni subiti nel marzo 2026 dal complesso industriale di Ras Laffan, cuore della produzione nazionale del Qatar. Anche qualora il traffico marittimo riprendesse rapidamente, la ricostruzione degli impianti richiederà anni.

Il gas senza sostituti

L’elio possiede caratteristiche fisiche uniche. Raffreddato a circa -269 °C diventa il refrigerante indispensabile per i magneti superconduttori utilizzati nelle apparecchiature per la risonanza magnetica. L’industria dei semiconduttori lo utilizza per raffreddare i wafer di silicio e mantenere ambienti perfettamente controllati. È fondamentale anche nella ricerca scientifica, negli acceleratori di particelle, nell’industria aerospaziale, nella produzione di fibre ottiche e nella metallurgia avanzata. A differenza di molte altre materie prime critiche, non esistono sostituti equivalenti per numerose applicazioni industriali.

Dai microchip agli ospedali

Una riduzione significativa delle forniture colpirebbe anzitutto il settore dei semiconduttori in Asia, Europa e Stati Uniti. Le conseguenze si propagherebbero rapidamente all’automotive, all’elettronica di consumo, alle telecomunicazioni e all’intelligenza artificiale. Anche gli ospedali risentirebbero della scarsità di elio liquido necessario per il funzionamento delle apparecchiature MRI. Problemi analoghi riguarderebbero laboratori di ricerca, industrie aerospaziali e produzioni manifatturiere ad alta tecnologia. La domanda resta elevata e l’offerta è concentrata in pochi Paesi. Per questo anche interruzioni relativamente limitate possono provocare forti oscillazioni dei prezzi.

Una crisi che va oltre il petrolio

La vicenda dell’elio mostra come la guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti non riguardi soltanto energia e sicurezza regionale. Le economie avanzate dipendono da catene di approvvigionamento costruite attorno a pochi produttori e a poche rotte marittime. Se la crisi nel Golfo Persico dovesse protrarsi e anche la fragile tregua di questi giorni fosse destinata a terminare come le precedenti, il mondo potrebbe trovarsi non soltanto di fronte a una nuova crisi energetica, ma a una più ampia crisi delle materie prime critiche. E a ricordarcelo non sarebbe solo il prezzo del petrolio, ma anche quello di un gas invisibile senza il quale una parte rilevante della civiltà tecnologica contemporanea smetterebbe, semplicemente, di funzionare.

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Chimico industriale, Chimico teorico, Giornalista, Comunicatore scientifico con una grande passione per la storia e per la ricerca in campo energetico. Autore di 900 analisi, saggi, articoli di divulgazione e di circa 100 articoli scientifici, brevetti, conferenze, contributi a congressi, 2 libri.