Scuole chiuse in zona rossa e Dad per gli studenti di quelle gialle e arancioni che hanno oltre 250 casi di Covid-19 ogni 100 mila abitanti, per almeno 7 giorni di fila. Il primo Dpcm dell’era Draghi arriva a tre giorni dalla scadenza dell’altro provvedimento firmato dal suo predecessore, Giuseppe Conte, e avrà durata dal 6 marzo al 6 aprile prossimo. Dopo giorni di polemiche e frizioni nella maggioranza alla fine ha la meglio la parola degli scienziati, che avevano messo in allerta sulla pericolosità delle nuove varianti.

Ad annunciare le misure e a spiegare ai cittadini la nuova stretta che coinvolgerà i ‘figli’ di tutta Italia i ministri della Salute e degli Affari regionali, Roberto Speranza e Mariastella Gelmini, accompagnati dai due titolari di Iss e Css, Silvio Brusaferro e Franco Locatelli. Mario Draghi – impegnato nella sua prima uscita pubblica a palazzo Borromeo con il capo dello Stato, Sergio Mattarella, per l’anniversario della firma dei Patti Lateranensi – alla fine disattende rumors e previsioni che avrebbero voluto vederlo seduto nel cortile d’onore di palazzo Chigi.

Il presidente del Consiglio dà un altro segno di discontinuità rispetto al precedente governo e, pur mantenendo lo strumento del decreto, lascia la parola ai titolari del dossier e agli esperti per inviare il messaggio di “collegialità” dell’esecutivo in carica. Le misure, conferma Speranza, saranno in vigore “dal 6 di marzo al 6 di aprile” e copriranno anche le festività di Pasqua. “Il governo valuterà l’evoluzione della curva dei contagi e come adeguare le misure, ma al momento le misure sono queste”, scandisce. “Siamo ancora – rimarca il ministro – in una fase epidemiologica che non può essere sottovalutata e abbiamo davvero bisogno del contributo di tutti i cittadini: il comportamento delle persone è essenziale”.

Ma l’annuncio più duro da fare è sicuramente quello sulle scuole, dove vince la linea del rigore e della prudenza. La campanella resterà silente nelle zone rosse e in quelle gialle e arancioni “con incidenza su 100.000 abitanti in 7 giorni pari o superiore a 250”, spiega il titolare della Salute. A spaventare sono le mutazioni del virus, soprattutto quella inglese che “ha una particolare capacità di penetrazione nelle fasce generazionali più giovani”. La priorità, ripete Speranza “è la tutela della salute. È questo il principio guida che sta alla base del Dpcm”, tuttavia “siamo consapevoli dei sacrifici delle persone” costrette a interrompere le proprie attività “e il governo vuole essere vicino con atti concreti. Ma questi sacrifici sono indispensabili ed è chiaro che l’intervento economico è indispensabile e siamo impegnati nei prossimi giorni a lavorare in questa direzione”.

Anche Gelmini difende quanto racchiuso nel testo “frutto di un lavoro collegiale all’interno del governo, un lavoro di squadra”, insomma “non si tratta di Dpcm last minute, i tempi sono fondamentali e abbiamo lavorato alacremente. La bozza era pronta già venerdì e c’è stata massima collaborazione sia con il Parlamento che con Regioni, Comuni, Upi”. Inoltre, annuncia la ministra, “nel decreto sostegno abbiamo previsto risorse per 200 milioni di euro” per supporto alle famiglie sul tema dei congedi parentali. E se dal governo si conferma il cambio di metodo più predisposto alla concertazione con tutti gli attori in campo nella lotta al Coronavirus, si alza la voce dei primi scontenti.

Duro infatti il commento del presidente dell’Anci, Antonio Decaro, che critica il prolungamento dell’asporto fino alle 22: “Scuole chiuse ma movida libera. Il nuovo Dpcm sembra dire esattamente questo. Con una mano si chiudono le scuole e con l’altra si elimina il divieto di asporto per tutti dopo le 18, favorendo così di fatto gli assembramenti nei luoghi della movida e nei pressi di bar e locali frequentati per lo più dai ragazzi. Se si consente l’asporto di bevande e drink si favoriscono gli assembramenti. Lo abbiamo detto e ripetuto al precedente governo così come all’attuale. Anche oggi”.

La questione dei bar è infatti delicata ed è facile cadere in un fraintendimento. Il dpcm recita: In zona gialla bar e ristoranti possono restare aperti fino alle 18. Da quell’orario in poi è consentito l’asporto, fino al coprifuoco delle 22, e la consegna a domicilio, senza limiti di orario. In tutte le zone è stato eliminato il divieto di asporto dopo le ore 18 solo per gli esercizi di commercio al dettaglio di bevande, comprese le enoteche (ma senza degustazione): da questi si potranno acquistare bevande alcoliche e analcoliche ‘da asporto’, senza consumo sul posto, fino alle 22. Dopo le 18 per bar e simili (senza cucina) resta sempre il divieto dell’asporto dopo le 18. Dunque gli alcolici possono essere acquistati per l’asporto dopo le 18 ma non dai bar.

E fioccano critiche anche da Fdi, con Luca Ciriani che accusa il premier: “Draghi riprende da dove ha lasciato Conte, con i Dpcm e le chiusure, ma non c’è un piano vaccini, non ci sono i ristori e non c’è un coinvolgimento dell’opposizione. Fratelli d’Italia chiede che il Presidente riferisca in Parlamento”. (Fonte:LaPresse)