“Sulle scuole ci saranno delle evoluzioni. Saranno chiuse nelle zone rossa“. Sono le parole di Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, che ha anticipato alcuni provvedimenti che verranno presi nel nuovo Dpcm che verrà firmato nelle prossime ore dal premier Mario Draghi. “Siamo preoccupati per l’andamento dell’epidemia” ha precisato Miozzo al termine della riunione della cabina di regia andata in scena nel pomeriggio del primo marzo a palazzo Chigi. Un nuovo appuntamento è in programma nella giornata di domani.

Intanto quello che trapela è che le scuole nelle zone rosse e dove l’incidenza del contagio prevede 250 casi su 100mila abitanti verranno chiuse. Resta ancora aperta invece la partita relativa agli istituti scolastici aperti in zona arancione. La linea di Draghi è quella di lasciarle aperte ma all’interno della stessa maggioranza ci sono divergenze tra i ministri. L’allarme varianti e il progredire della curva epidemiologica spingono il governo a prendere in considerazione anche l’eventuale chiusura delle scuole in fascia arancione con l’avvio della didattica a distanza.

Una spaccatura che rischia di accentuarsi nella riunione in programma domani con i tecnici del Cts. Due le correnti di pensiero: la prima favorevole alla chiusura delle scuole anche in zona arancione, la seconda, invece, rilancia: oltre alle scuole bisognerà chiudere anche le attività commerciali per evitare che i ragazzi si assembrino nelle vie dello shopping. Tesi quest’ultima che creerebbe difficoltà dal punto di vista economico, soprattutto se non sono previsti ristori.

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha spiegato che “il virus sta riprendendo quota anche per queste varianti che toccano anche i nostri bambini. Noi siamo pienamente responsabili e siamo certi che con l’aiuto di tutti ancora una volta porteremo avanti questo nostro Paese anche al di là di questa emergenza”. Il ministro batte poi sulla campagna vaccinale al personale scolastico, arrivata ad oggi ad appena 150mila dosi somministrate. “Troppo poche, si va a rilento”, accusa Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi: “150mila somministrazioni su 800mila docenti che, sommati agli Ata, arrivano a un milione, sono un po’ pochine. Con questi ritmi ci metteremo un anno a vaccinare tutti i docenti”.

“Io non penso che si debba interrompere la didattica – ha aggiunto Giannelli – ma è evidente che se abbiamo varianti più contagiose e un numero più elevato di classi in quarantena noi teniamo le scuole aperte un po’ per facciata ma di fatto si tende a tenere tanti studenti e docenti a casa”.

In caso di chiusura delle scuole, come già avvenuto in Campania, la ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti ha spiegato che “siamo già a lavoro per ripristinare gli strumenti necessari per sostenere le famiglie, in caso di chiusura delle scuole, come i congedi parentali straordinari retribuiti e lo smart working“. “Stiamo studiando – ha aggiunto a Tgcom24 – anche una misura ad hoc per i lavoratori professionisti, per le partite Iva” per evitare “un aggravio sul lavoro femminile”.

Redazione