Non c’è solo il Grande Fratello, quello della controriforma che può trasformare con un clic il tuo telefono in un megafono a cielo aperto che mette l’intera tua vita nelle mani di una divisa o di una toga. C’è anche il Grande Fratello Imbroglione, quello che ti cambia le carte in tavola, quello che trasforma una banale traduzione dall’inglese nella costruzione di un romanzo criminale. Addomesticato per bene, come è successo durante le indagini per l’uccisione del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate il 25 luglio scorso a Roma. Dopo la vergogna delle immagini di uno dei due indagati per l’omicidio, il giovanissimo americano Natale Hjorth, fotografato con una benda sugli occhi e le braccia immobilizzate dietro la schiena (potremmo definirla una forma di tortura), ecco il “pasticcio” delle intercettazioni taroccate.

Sono stati gli avvocati italiani Renato Borzone e Roberto Capra, difensori dell’altro imputato, Lee Finnegan Elder, rinviato a giudizio come esecutore materiale del delitto, a spulciare e riascoltare, proprio alla vigilia del processo che inizierà mercoledi prossimo, tutti i nastri delle intercettazioni che costituiscono il pilastro centrale dell’inchiesta. I due ragazzi americani infatti hanno sempre detto di aver scambiato, quella sera a Roma nel quartiere di Prati, i carabinieri in borghese ( in maglietta e bermuda) Cerciello e Varriale per due spacciatori e di non aver mai visto i loro tesserini di riconoscimento come appartenenti all’Arma. Ci sono però intercettazioni che fanno parte del fascicolo processuale a disposizione delle parti e della corte d’assise che dovrà giudicare i due imputati, che paiono quasi delle confessioni. È il 2 agosto dello scorso anno. Elder è a colloquio con il padre e con un avvocato americano. Sono intercettati. Si deduce che il legale non sia stato nominato come difensore di fiducia, diversamente l’ascolto con le microspie sarebbe gravissimo, oltre che illegale. Parlano nella loro lingua, ovviamente.

Il ragazzo ricostruisce i fatti dopo il fermo. «Ho chiamato mia madre e le ho detto di trovarmi alla stazione di polizia e mi stavano dicendo che avevo ucciso un poliziotto» è la traduzione letterale di quanto detto al padre e al legale da Elder. Ben diversa è la traduzione depositata dai carabinieri e trasformata in una confessione: «Ho chiamato casa dicendo di aver fatto la decisione sbagliata colpendo un poliziotto». I carabinieri affermano che il traduttore era stato nominato dall’ufficio del pubblico ministero. Ma è così difficile interpretare uno spezzone di frase come «..they’re saying I killed a cop»? È il racconto di quel che gli agenti hanno detto al ragazzo o è la sua confessione di aver ucciso il vicebrigadiere dei carabinieri? Ma ancora più difficile pare il fatto che un traduttore professionale possa tradurre «motion», cioè «mozione, istanza» in un contesto processuale, con «emozione». Tanto che la frase dell’avvocato «presentare istanze alla Corte» ( «macking motions to the Court») diventa «il nostro scopo è cercare di vincere la simpatia della Corte, giocare sulle emozioni».

Sembra il compito in classe di un ragazzino delle medie cui l’insegnante di inglese abbia raccomandato di arricchire il testo da tradurre con le belle espressioni della lingua italiana. Così da interpretare una mozione o un’istanza come un qualcosa che fa palpitare il cuore… Ma il taroccamento di quelle intercettazioni non si limita a orientare in senso colpevolistico il linguaggio, ma addirittura, cosa forse ancora più grave, censura ogni frase che possa mettere in discussione l’ipotesi accusatoria. Per esempio, quando il legale americano chiede a Elder se Cerciello e Varriale gli abbiamo mostrato un documento o un tesserino, il ragazzo risponde: «They didn’t show anything, didn’t say anything», cioè non hanno mostrato niente, non hanno detto niente.

E poi ha anche aggiunto «non sapevo fosse un poliziotto, pensavo fosse un malvivente, un mafioso». Tutta questa parte nel testo tradotto e depositato non c’è. Gli avvocati hanno dovuto ascoltare con le proprie orecchie direttamente le bobine della registrazione per esserne informati. Cambierà qualcosa quando le intercettazioni e i conseguenti ascolti e stesure di verbali saranno gestite direttamente dai pubblici ministeri invece che dagli organi della polizia giudiziaria? O si faranno ancora sintesi arbitrarie o ampliamenti taroccatori o addirittura vuoti di memoria? Il pm è pur sempre una parte, non è un giudice “terzo”, ricordiamolo sempre.  E finché non ci sarà la separazione delle carriere, all’avvocato difensore non resterà che una particina secondaria nel processo. Pur se interpretata con grande professionalità, come in questo caso.