La scarcerazione, il clamore, le proteste, il ritorno in carcere. Il caso di Vincenzo Lo Presto va raccontato partendo da una premessa: il reato è grave, perché una persona ha perso la vita, e il processo non è ancora definitivamente concluso. E questa sequenza – scarcerazione, clamore, proteste, ritorno in carcere – è quella che ha portato in cella il 43enne condannato in primo grado a dieci anni di reclusione per aver ucciso la moglie, Fortuna Bellisario, al culmine di uno dei tanti litigi che accadevano in casa. La decisione di riportare Lo Presto in carcere è stata adottata dalla prima sezione della Corte di Cassazione, che ha accolto la richiesta avanzata dal procuratore generale.

Lo Presto, quindi, attenderà in cella l’inizio del processo di Appello fissato per il prossimo 13 luglio dinanzi alla quarta sezione della Corte di assise di appello di Napoli. Da marzo era agli arresti domiciliari dopo una scarcerazione che aveva fatto gridare allo scandalo pur se decisa da un giudice e tenendo conto delle condizioni di salute dell’uomo che ha problemi di deambulazione ed è costretto su una sedia a rotelle. «Ci ripromettiamo altre istanze davanti alla quarta sezione della Corte di assise di appello – ha affermato l’avvocato Sergio Simpatico, difensore di Lo Presto – Siamo fiduciosi riguardo la scarcerazione del mio cliente». La difesa punta a entrare anche nel merito della ricostruzione dei fatti nel processo di secondo grado, quindi di rivalutare le responsabilità dell’uomo sulla base del confronto tra i risultati della perizia autoptica sul corpo della donna e una serie di dati di studi scientifici di livello internazionale.

Fortuna Bellisario morì a Napoli il 7 marzo 2019. Morì dopo essere stata colpita dal marito con la stampella che usava per aiutarsi a camminare. Dopo meno di due anni dai fatti, Lo Presto, lo scorso inverno, fu scarcerato e messo ai domiciliari perché il giudice tenne conto delle sue condizioni di salute e non ritenne l’imputato un soggetto pericoloso né in grado di fuggire o reiterare il reato. Nel corso del primo processo, inoltre, il reato fu modificato da omicidio volontario in omicidio preterintenzionale e l’imputato fu condannato a dieci anni. Una condanna e una scarcerazione che divennero un caso per la stampa cittadina e per l’opinione pubblica. Protestarono i familiari di Fortuna Bellisario, protestarono le associazioni in difesa delle donne. Davanti al tribunale fu organizzato un sit-in. La Procura impugnò la decisione del giudice. E si è così arrivati alla decisione presa ieri dalla Suprema Corte: Lo Presto di nuovo in carcere.

Quanto ha inciso lo sdegno mediatico su questa decisione? Viene da chiederselo. Già a marzo, dopo le polemiche sugli arresti domiciliari concessi all’imputato, il caso fu al centro di un dibattito a cui presero parte anche rappresentati della magistratura e dell’avvocatura. AreaDg, la corrente di sinistra delle toghe, chiese rispetto per le ragioni delle persone che manifestavano davanti al tribunale ma anche per le decisioni dei giudici, sia di chi si era già pronunciato sia di coloro che sarebbero stati chiamati a esprimersi nelle successive fasi del giudizio cautelare e di merito.

La Camera penale di Napoli intervenne con un comunicato invitando l’opinione pubblica a contenere l’emotività prima di gridare all’ennesimo scandalo di fronte a una sentenza diversa dalla condanna all’ergastolo, analizzando più tecnicamente la decisione che era stata presa nei confronti di Lo Presto e sollevando una riflessione sulla deriva degli ultimi anni verso il panpenalismo, «con il ritorno a categorie di un passato lontanissimo», a una pena «non più intesa come modalità di intervenire sul criminale e ristabilire l’ordine pubblico (dunque una finalità pubblica) ma come misura diretta a “pacificare” la vittima (finalità meramente privata). La pena, dunque, come una sorta di riparazione psicologica, di risarcimento morale della vittima». Ora con il ritorno in cella di Lo Presto, il caso e le polemiche appaiono tutt’altro che concluse.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).