Nessuna possibilità di una svolta processuale per Luca Materazzo: la Corte di Cassazione ha infatti rigettato la richiesta di una perizia psichiatrica e ha resto definitivo l’ergastolo per l’autore del brutale omicidio del fratello Vittorio, avvenuto il 28 novembre del 2016 a Napoli.

L’ingegnere, 51enne all’epoca dei fatti, venne ucciso nell’androne del palazzo di viale Maria Cristina di Savoia, a due passi da corso Vittorio Emanuele, lato Mergellina: Vittorio venne colpito con oltre settanta coltellate da un uomo con un giubbotto da motociclista e casco integrale, poi datosi alla fuga.

Quell’uomo, scopriranno gli inquirenti, era il fratello Luca: Materazzo venne indagato dopo pochi giorni, ma di lui si persero le tracce. Fu arrestato quindi in Spagna il 3 gennaio 2018, a Siviglia, dove lavorava come cameriere in un bar. Materazzo venne rintracciato nel locale durante un controllo di una pattuglia dell’Udyco Gruppo III. Il 41enne era stato colpito da un fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli il 16 dicembre 2016, riuscendo però a sfuggire alla cattura rifugiandosi all’estero: a bordo di un autobus aveva prima raggiunto Genova e da lì era partito per la Spagna.

Come riscostruito poi nel processo, l’omicidio del fratello era stato innescato dalla rabbia per motivi legati all’eredità del padre Lucio, morto qualche anno prima. Un processo nel corso del quale si era sempre dichiarato innocente, cambiando ben ventuno difensori: ma l’andamento del procedimento è stato ‘particolare’, dato che con un telegramma spedito alla corte Materazzo decise di rinunciare al secondo grado di giudizio.

Il tentativo di dare una svolta alla vicenda giudiziaria era avvenuto mesi fa, con la richiesta da parte degli avvocati Luca Bancale e Fabio Carbonelli di chiedere l’autorizzazione alla Corte di Assise per una perizia psichiatrica in grado di stabilire la lucidità di Luca quando ha rinunciato al processo di appello.

 

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.