Il via libera di giovedì dell’Aula del Senato all’autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega ed ex ministro dell’Interno Matteo Salvini sul caso Open Arms ha aperto diversi scenari di ‘fantapolitica’ sul destino politico del segretario del Carroccio.

Il no al diniego all’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex Ministro dell’Interno non apre di fatto alcun processo per Salvini: il Tribunale dei ministri dovrà trasmettere gli atti al tribunale ordinario del capoluogo competente per il territorio, in questo caso quello di Palermo, che potrà procedere o meno contro l’ex ministro.

Il Procuratore Francesco Lo Voi dovrà chiedere il rinvio a giudizio dell’ex ministro. Poi sarà il Gup a fissare l’udienza preliminare al termine della quale i pm potranno chiedere il processo o il proscioglimento dell’ex ministro. In caso di processo e condanna, Salvini rischia fino a 15 anni per il reato di sequestro di persona con il coinvolgimento di minori.

Ma le conseguenze più pericolose per il segretario della Lega sono quelle politiche in virtù dell’applicazione della legge Severino del 2012, che prevede per la candidatura la ‘fedina penale pulita’, senza condanne che superino i due anni di pena. Se la condanna arriva però durante una carica la decadenza è immediata, come nel caso di Silvio Berlusconi nel 2013 con la sentenza Mediaset.

La speranza per Salvini è che, in caso di condanna in primo grado, il Parlamento lo ‘salvi’. Molto dipenderà ovviamente dai tempi dell’eventuale processo e dalla composizione del ramo del Parlamento, Camera o Senato, in cui siederà l’ex ministro: se la maggioranza dovesse essere del centrodestra, appare difficile pensare ad un voto favorevole alla decadenza.