Un video incredibile, diventato in poche ore virale sul web e sui social network, carico di frasi violente e razziste da parte di uno ‘pseudo calciatore’, Marco Rossi, tesserato in seconda categoria piemontese con la formazione locale del Monregale Calcio, piccolo club di Mondovì (Cuneo). Nel filmato, pubblicato mesi fa tramite alcune stories su Instagram dal ‘calciatore in erba’, ci sono insulti gravissimi nei confronti di una donna colpevole, secondo Rossi, di essersi lamentata e di averlo denunciato per presunti danni alla sua auto.

Così, in un dilagare di violenza, il ‘calciatore’ si lancia in dichiarazioni terrificanti: “In poche parole c’è una ne*ra di me**a che pensa di avere dei diritti, e tra l’altro sta ne*ra è pure donna, quindi già “donna” e “diritti” non dovrebbero stare nella stessa frase, in più se aggiungi un “ne*ra”… quindi fa già ridere così no? Però, in poche parole sto orangotango del ca**o ha avuto la brillante idea di denunciarmi per falsa testimonianza. Che però, forse è vero un po’ di falso l’ho dichiarato perché ero fuso e ubriaco, ci sta. Però per principio non mi devi rompere il ca**o anche perché you are black, dio**n, ne*ra di merda! E niente, bon, in poche parole io adesso dovrei pagare la macchina a una solo perché sa fare il cous cous: ma baciami il ca** va’, put***na! Tr**a! Poi ho preso la macchina di mia madre, ho preso l’autovelox, non ho pagato una lira e devo pagare la macchina a te di***n, se sempre se si può chiamare macchina quella me**a di triciclo che c’hai. Tr**a, lavami i pavimenti”, è il diluvio di insulti pronunciati nel video.

Parole devastanti che hanno spinto la sua società di calcio, il Monregale, a dissociarsi dal gravissimo episodio che visto protagonista Rossi. In una nota il club spiega di aver fatto “quel che poteva, cioè sospendere immediatamente il ragazzo da ogni attività sportiva; sospensione che è tuttora in essere, in attesa di conoscere quali siano i limiti sanzionatori possibili”. La società quindi prende le distanze dal suo tesserato e ricorda come “da sempre giocano per noi centinaia di ragazzi, italiani e stranieri, senza aver mai operato alcuna discriminazione. E ce ne facciamo un vanto. Abbiamo sempre aderito a ogni iniziativa sociale per l’inclusione – continua la nota del club -, anche andando oltre il mondo del calcio: a riprova, in tempi non sospetti siamo stati tra i primi a aderire al progetto “Emergenza sbarchi” e per questo siamo stati lodati anche dagli organi di stampa”. Per questo “non possiamo tollerare che il nostro nome sia infangato o anche solo accostato a episodi e comportamenti che nulla hanno a che vedere con la nostra attività (e, anzi, sono contrari ai nostri principi). Non possiamo tollerare che venga danneggiata (non solo nell’immagine, ma anche economicamente, mettendo a rischio la sua sopravvivenza) una società che ha un ruolo riconosciuto come fondamentale proprio per l’inclusione, nelle nostre zone”.