Orvieto città ideale, Massari: “Costruire lo sviluppo sul patrimonio culturale italiano”
Chi viaggia con l’alta velocità, sulla linea Roma-Firenze/Milano spesso è ignaro che, a un certo punto della tratta, è possibile sfiorare uno scrigno dell’arte italiana. Orvieto si staglia infatti sulla sua rupe. E i più attenti, in un giorno di cielo terso, possono intravedere il suo Duomo, capolavoro del gotico italiano. Quando si parla di creatività d’impresa in Italia, non si può dimenticare la carica innovativa del nostro patrimonio artistico e architettonico.
«Gli affreschi di Giotto di cui l’Umbria è la prima custode sono l’esempio più evidente di come la rappresentazione artistica e la tecnica pittorica abbiano contribuito a creare una rivoluzione del linguaggio pittorico e, di riflesso, dell’intera cultura occidentale», osserva Stefano Massari, Consulente della Struttura Area sisma. Ogni qualvolta l’Italia trema, il mondo trattiene il fiato. Il nostro patrimonio culturale è esposto al pericolo sismico. Ma è anche la fonte di ispirazione perfino in settori che nulla hanno a che fare con l’estetica e il senso del bello.
«La scelta di Orvieto come sede del convegno – aggiunge Massari – ha come duplice obiettivo quello di ricominciare a parlare di innovazione in luoghi che sono stati la “Silicon Valley” ante litteram dell’arte dell’innovazione tecnologica, e il tentativo di immaginare una via italiana all’innovazione che non faccia perno esclusivamente sui grandi centri, ma che diventi un patrimonio diffuso in grado di coinvolgere borghi e piccole città del nostro Paese. Promuovere la cultura dell’innovazione tra le nuove generazioni, rendere i giovani consapevoli che il futuro va visto con fiducia, che c’è una rete di istituzioni pubbliche e di operatori privati disposti a supportare chi vuole provare ad andare oltre i limiti del presente».
L’“Italia dei Comuni” torna quindi protagonista. In un momento di incertezza per l’economia europea, in cui l’industria è costretta a riposizionarsi – sia per ragioni dettate dall’Ue, sia per le emergenze geopolitiche – i piccoli centri urbani, perno di territori dalle straordinarie capacità produttive, hanno tutta la possibilità di dire la propria. «Assisi, Orvieto, Città della Pieve, Arezzo, Urbino o Camerino Marche sono stati incubatori di assoluta eccellenza artistica e possono tornare al centro dello sviluppo creativo se si riesce a dare fiducia ai giovani, a fargli comprendere che si può cambiare il mondo anche partendo da un luogo remoto», conclude Massari, che ci tiene a sottolineare il valore che perfino le Nazioni Unite danno a innovazione e creatività. E su questo, l’Italia è il primo Paese al mondo con il maggior numero di siti Unesco.
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