Papa Leone XIV chiude la Porta Santa della Basilica di San Pietro e con esso il giubileo della Speranza, indetto da Francesco e concluso proprio dal suo successore. Ma in questo anno a cambiare è stato il volto della Chiesa. Per capirlo è sufficiente osservare i due momenti interpretati agli antipodi dai due pontefici più significativi del Giubileo, l’apertura appunto e la chiusura della Porta Santa.

Non è un mistero che molti non avessero apprezzato l’atteggiamento di Francesco allora, rimasto seduto nonostante tutto fosse pronto per consentirgli di aprire quella porta come già aveva fatto con Benedetto XVI al giubileo straordinario della misericordia nel 2015, seguendo il protocollo aggiornato e semplificato da ultimo proprio da Giovanni Paolo II per il Giubileo del 2000. Quel momento di tensione fu chiaramente visibile a tutti e non fece che irrigidire dell’ala conservatrice verso il Papa e i suoi “atteggiamenti sprezzanti”. Con Leone XIV tutto sembra tornare alla normalità perché prima di chiudere i battenti della Porta Santa si è inginocchiato in preghiera, così come previsto dal protocollo. Leone XIV incarna il papato, lo vive, lo esercita partendo da quel ruolo di “pastore” che è il primo e più significativo compito del successore di Pietro. Un Papa che ha celebrato e animato l’anno santo divenendone protagonista indiscusso ricucendo le ferite che il pontificato di Bergoglio aveva aperto.

La Chiesa deve ritrovare forza nell’unità e tale unità non può che essere il frutto di una guida solida ma capace di ascoltare e poi di decidere. È l’ascolto la forza di Prevost, così almeno riferiscono gli ambienti vaticani più vicini al pontefice nell’esercizio del suo ministero. La forza del Giubileo rianimato da Leone XIV è un messaggio forte che il cattolicesimo invia al mondo ma che dovrà ora essere concretizzato con una presa di coraggio e con un gioco all’attacco. Perché se la Cristianità gioca in difesa subirà l’aggressione fatale tanto del secolarismo ateo, quanto dell’Islam più radicale.

Ora l’ultimo atto: sarà mutata la porta santa e nella parete in mattoni sarà inserita la “capsis” la capsula in metallo al cui interno sarà posto il verbale, le monete coniate per l’anno santo e la chiave. Ma è nella sua omelia che Papa Leone ha lanciato un messaggio al mondo: “Dio – ha detto il Santo Padre – ci stupirà ancora” e “se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora”. Più chiaro di così.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.