Ogni libro su Parigi finisce inevitabilmente per somigliare a un romanzo. È certamente questo il caso di “Parigi ’44 – L’onta e la gloria” di Patrick Bishop (trad. di Maurizio Bartocci, Gramma Feltrinelli), un bel volumone di storia raccontata con la prosa di uno scrittore. Chi ha letto “Suite francese” di Irène Némirovsky si troverà bene a indagare in questo libro di Bishop le ragioni storiche della disfatta francese dinanzi alla presa del Paese da parte delle armate di Hitler. E poi piano piano a leggere la costruzione della Resistenza fino alla vittoria degli Alleati: l’onta e la gloria, appunto. «Anche oggi, a ottant’anni di distanza, basta passeggiare per le pietre di Parigi per sentire affiorare la memoria della guerra e dell’occupazione», scrive l’autore. In effetti lungo la centralissima Rue de Rivoli è un susseguirsi di targhe alla memoria di questo o quel caduto. Miracolosamente, Parigi restò sempre Parigi, come diceva una vecchia canzone di Maurice Chevalier: l’occupazione dei nazisti non la sfregiò (anche se, come sappiamo, il Führer al culmine della follia aveva ipotizzato di distruggerla).

Bishop parte più da lontano, dai fulgori degli anni Venti, e descrive con sintetica precisione tutto il corso politico degli eventi. La crisi della Terza Repubblica, l’epopea del Fronte popolare, infine Pétain e il regime di Vichy, la caduta nelle mani del III Reich. Ecco poi il racconto dello sbarco in Normandia, le successive trame politiche. Ma nella storia degli eventi si stagliano le grandi figure luminose di Hemingway, Salinger, Robert Capa, Picasso e quelle tragiche di un Robert Brasillach, il poeta filo-nazista. E poi le grandi figure della Resistenza, Charles de Gaulle sopra tutti. Quindi, ecco gli americani che sfilano per quegli stessi Champs Élysées dove solo qualche anno prima avevano marciato gli hitleriani con i francesi guidati da Leclerc.

Di qui l’allegra stagione della ritrovata libertà: «Venerdì 5 agosto 1944 Parigi visse il giorno più straordinario della sua storia moderna. Le sue molteplici identità si fusero in uno spettacolo senza tempo, risvegliando nel mondo intero la passione per la città. Le strade vibravano di sollievo, gioia e amore, emozioni amplificate dal pericolo ancora presente nell’aria». “Parigi ’44”, il piano storico insegna molte cose. Con la forza di un romanzo.