Lo studio Luiss
PAT, fiscalità fuori asse e regole inefficaci: così il mercato parallelo assorbe il gettito
Il mercato degli accessori ai tabacchi da fumo si conferma un osservatorio utile per leggere gli effetti delle politiche fiscali indirette quando si confrontano con una domanda altamente sensibile al prezzo e con una filiera frammentata. Lo studio del Policy Observatory della School of Government Luiss evidenzia infatti un crescente disallineamento tra impianto normativo e comportamenti reali: oltre un terzo dei consumatori di cartine e filtri utilizza, almeno in parte, canali alternativi rispetto al circuito regolato, affiancando alle tabaccherie acquisti presso retail di prossimità, piattaforme online o reti informali.
Non si tratta di un abbandono del mercato legale, ma di una sua progressiva erosione, con effetti evidenti su gettito e concorrenza. Il driver principale resta il prezzo: in un comparto a basso valore unitario ma ad alta frequenza di acquisto, anche piccoli differenziali incidono sulle scelte, spingendo verso soluzioni più economiche nonostante i rischi. Questo comportamento si inserisce in un quadro normativo definito dalla Legge di Bilancio 2020, che ha introdotto un’imposta di consumo di 0,0036 euro per pezzo (con un carico fiscale superiore al 100% del prezzo all’ingrosso) e riservato la vendita alle rivendite autorizzate, vietando l’e-commerce senza però rafforzare in modo adeguato tracciabilità e controlli. Ne deriva un mercato a doppio livello, in cui al circuito ufficiale si affianca una rete parallela che opera sia a monte, con mancato versamento delle imposte, sia a valle, tramite vendita al dettaglio non autorizzata.
Il segnale più evidente di questo squilibrio è il disallineamento tra vendite di accessori e tabacco trinciato: tra 2023 e 2024 i volumi legali di cartine e filtri sono calati del 7,4%, contro una flessione dell’1% del tabacco, indicando una quota crescente di consumi fuori dal perimetro fiscale. Il fenomeno si riflette sul gettito, sceso dai 47,8 milioni del 2021 ai 38,7 del 2023, con una stima di 35,8 milioni nel 2024, a fronte di un potenziale di circa 51 milioni se tutta la domanda fosse intercettata dal mercato regolato. Si tratta di un caso emblematico di fiscalità inefficace, che invece di ampliare le entrate le riduce, penalizzando gli operatori regolari. Anche sul piano competitivo gli effetti sono rilevanti: oltre il 70% degli esercenti segnala un impatto significativo, con perdite medie di circa 315 euro mensili per punto vendita.
Le soluzioni indicate dallo studio – revisione dell’imposta, rafforzamento dei controlli lungo la filiera e introduzione di sistemi di tracciabilità – puntano a riallineare le regole al funzionamento reale del mercato. Il nodo resta la qualità dell’intervento pubblico: in un contesto sempre più multicanale, la leva fiscale da sola non basta, e senza strumenti efficaci di controllo il rischio non è solo la perdita di gettito, ma una progressiva delegittimazione del sistema regolato.
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