L’interessante dibattito che si sta sviluppando, anche sulle colonne di questo giornale, in seguito alle aperture (da parte dell’eurodeputato Andrea Cozzolino, dell’ex sindaco di Pomigliano Michele Caiazzo, della figura storia della sinistra napoletana Vito Nocera e dello stesso direttore editoriale Marco Demarco) sul ritorno ad un ruolo di assoluto protagonismo di Antonio Bassolino a Napoli e nel Mezzogiorno merita un approfondimento. «Molti, col cuore a sinistra, accarezzano un sogno. Altri, invece, già lavorano per farlo diventare una realtà. Subito dopo le regionali si voterà per il Comune, e ancora una volta si fa il nome di Antonio Bassolino», scriveva ieri in questo spazio il direttore Demarco. Credo non mi faccia velo l’antica amicizia personale nel ritenere che l’ex sindaco del capoluogo campano (nettamente il migliore da quando è prevista l’elezione diretta) sia in realtà sempre stato, negli ultimi venticinque anni, il più autorevole leader della sinistra nel Sud del Paese.

Lo posso affermare, non essendo il sottoscritto sospettabile di piaggeria ed eccessivo appiattimento su Bassolino. Io stesso ho infatti criticato nel decennio scorso l’ex governatore campano per un’eccessiva acquiescenza nei confronti di una sinistra che già dal 2005 era investita da una preoccupante crisi di progettualità e di strategia politico programmatica. Antonio Bassolino, nonostante l’ingiusta damnatio memoriae cui si è cercato di confinarlo negli anni dei processi per i rifiuti (dai quali, lo ricordiamo, è uscito intonso) ha continuato ad esercitare, con forza ed efficacia, la sua leadership soprattutto a Napoli. L’associazione Suud da lui presieduta ha rappresentato, negli anni più duri dell’esperienza arancione, un’ineludibile punto di resistenza, una preziosa sede di confronto e di elaborazione politico culturale, spesso nella desertificazione dei partiti tradizionali.

E’ tempo che anche nel Partito Democratico si mettano da parte idiosincrasie e risentimenti personali, ha iniziato Cozzolino, ammettendo perfino errori e responsabilità. Sarebbe ora che altri ne seguissero l’esempio. Sarebbe inoltre un bene se Antonio Bassolino, la sua Suud e la rete civica che oggi si raccoglie attorno a “Napoli civile” avviassero, hic et nunc, un proficuo confronto, definendo un percorso comune.
Governare la Napoli del dopo emergenza covid (con un Comune in dissesto, la paralisi del trasporto pubblico, lo sfascio del patrimonio immobiliare e della macchina comunale) e con una drammatica crisi sociale alle porte – con il rischio che una tra le più importanti metropoli del Mediterraneo veda crescere vecchie e nuove povertà, assista impotente ad una desolante desertificazione produttiva e smarrisca per sempre la sua vocazione di grande capitale europea – è davvero sfida da far tremare le vene ai polsi! In tale scenario drammatico dell’esperienza amministrativa, della conoscenza della città, della passione ideale, dell’integrità morale di Bassolino c’è assolutamente bisogno, oggi ancor di più che negli anni del cosiddetto “Rinascimento napoletano”.