Dalla conferenza programmatica del Partito Democratico di Napoli, introdotta dal vicepresidente della giunta regionale Fulvio Bonavitacola e conclusa dal governatore Vincenzo De Luca, mi sarei aspettato qualcosa in più? E cioè più idee, più contenuti, più intuizioni per il futuro della città. L’ unico messaggio chiaro emerso dalla due giorni mi è parso quello relativo all’ennesimo tentativo dei democrat e del governo di lavorare a un ulteriore provvedimento che scongiuri il dissesto finanziario del Comune. In tal senso si leggano gli interventi di Paolo Mancuso e di Marco Sarracino, rispettivamente presidente e segretario del Pd partenopeo, di segno opposto a quelli di Nicola Oddati, responsabile delle politiche per il Mezzogiorno del Pd, e dello stesso Realfonzo, economista e consulente di De Luca a Palazzo Santa Lucia. Ho più volte esposto su queste pagine le ragioni che, da tempo, mi hanno convinto dell’ineluttabilità del crac delle finanze comunali. Sul punto, pertanto, non mi ripeto. Sono più interessato a sviluppare un ragionamento sulle conseguenze di tale inversione a U, non la prima, di cui il partito guidato da Nicola Zingaretti si è reso protagonista nei confronti della giunta comunale di Napoli guidata dal sindaco Luigi de Magistris.

Mi ha, ad esempio, colpito il grande spazio riservato all’intervento del senatore Sandro Ruotolo, anello di congiunzione tra democratici e de Magistris: un indistinto e generico appello alla centralità dei valori nell’agire politico e nella costruzione delle alleanze; poco altro, onestamente. Ancora una volta, nonostante la presenza autorevole all’iniziativa dei ministri Vincenzo Amendola e Gaetano Manfredi, l’impressione che si ricava è quella di una formazione politica ancora alla ricerca di una bussola, di un impianto politico-programmatico credibile e convincente, di un progetto condiviso per la trasformazione di Napoli e della sua cintura metropolitana. Mancuso e Sarracino versus Oddati e Realfonzo, grande risalto a De Luca e al suo vice ma anche a Ruotolo, idealmente distanti sul piano politico, culturale e valoriale.

Ancora più indefinito pare il perimetro delle alleanze che si intendono costruire per le prossime amministrative in città. Puntare al cosiddetto campo largo con ciò che residua di Dema, replicare l’intesa di governo con il Movimento 5 Stelle e Italia Viva: tutto è ancora avvolto in imperscrutabili nebbie. Antonio Bassolino, che sulla città avrebbe potuto pronunciare parole importanti e proporre idee e soluzioni, confinato in un tavolo sui trasporti. Il bilancio – mi perdoneranno gli amici Sarracino e Mancuso – non mi pare confortante: ci restituisce la plastica immagine di un partito ancora autoreferenziale, strabico, incapace di leggere, interpretare e provare a proporre un cambiamento realistico e credibile per la città, soprattutto ancora avviluppato in anguste logiche correntizie e scarsamente capace di aprirsi e parlare a quella che, in un tempo ormai distante, era la propria comunità.