Luigi Einaudi è stato il più liberale fra i Presidenti della Repubblica, i Prefetti non li aveva in simpatia, li considerava una sorta d’infezione. Tornasse in vita rinnoverebbe loro la propria antipatia, sorriderebbe beffardo: leggendo delle indagini sul Prefetto di Cosenza, finito nei guai per una presunta tangente di 700 euro, scorrendo l’elenco chilometrico delle amministrazioni locali rette da terne commissariali, contando le interdittive prefettizie. E poco benevole sarebbero le facce dei filosofi magnogreci, dei poeti latini, dei libertari etruschi: guardando il frutto italico delle loro gonadi. Un popolo immerso nelle paure irreali in cerca di una forza consolatoria, rinchiuso, rintanato in attesa di provvidenze salvifiche.

La storia, quando verrà, non sarà clemente con l’Italia contemporanea, perché da un Paese che ha cullato filosofi e poeti migliaia di anni fa ci si attendeva altro, ci si aspettava che la società attuale sarebbe stata modellata con argilla artistica profusa da menti poetiche e filosofiche e non somigliasse alle retrostanze delle aule di Giustizia, pendendo, il cambiamento, da turgide labbra di Procuratore. Nessuno si sarebbe potuto immaginare, anni e anni fa, di ritrovarsi proni a elemosinare idee da burocrati e presenze istituzionali, si sarebbe pensato che dalla terra di Leonardo e Michelangelo sarebbero esplose intelligenze buone a plasmare una società d’avanguardia e non retrobottega polverosi da ufficio del catasto.

E la vita collettiva si evolve, si sa, fra inciampi e spianate, ma dopo immense praterie aperte dalle menti eccelse del passato ci si sarebbe aspettati asperità sempre meno in rilievo, e davvero nessuno, dopo Beccaria, ci crederebbe, a vederla, a questa Italia manettista, nessuno darebbe per vero lo smantellamento delle garanzie nei processi, e soprattutto si penserebbe al miraggio facendo un giro nel deserto di speranze del sistema carcerario. Chi, dopo l’umano Cesare, potrebbe dare per veri la pena senza fine, l’isolamento totale, la fine della prescrizione? La storia, quando verrà risparmierà solo i pochi che hanno lottato per sconfiggere il buio odierno, e a chi ergerà emergenze e guerre ad alibi per la responsabilità o la complicità, la Storia, quando verrà, si volterà di spalle. E quelli che in questi anni si sono atteggiati, e ancora si atteggiano, a eroi, lo sanno bene che a loro non verranno concessi sconti, per questo godono pienamente la gloria dell’oggi. Einaudi ci andava giù pesante con i Prefetti, li personificava con la lue, la sifilide, magari era troppo duro, magari farebbe paragoni più maligni, essendo vivo.

Ma non c’è bisogno né di lui né che arrivi la storia per capire che a cambiare i poeti e i filosofi e i libertini etruschi con i procuratori e i prefetti non ci guadagna nessuno, nemmeno i procuratori e i prefetti.