«Il sindaco di Napoli ha l’obbligo di riorganizzare i tempi della città, stilando un piano di orari per gli uffici pubblici, gli esercizi commerciali e i trasporti. A oggi nulla di tutto ciò è stato fatto e Napoli è nel caos. Per questo chiediamo che Luigi de Magistris agisca tempestivamente». L’invito a ottemperare ai doveri di primo cittadino arriva dalla presidente dell’associazione Vivoanapoli, Emilia Leonetti, che da mesi scrive al sindaco per sottolineare l’esigenza di un piano degli orari che, a causa della pandemia, risulta indispensabile per scongiurare assembramenti e possibili impennate dei contagi. La lettera firmata dai membri di Viviamoanapoli è stata inviata, ai primi di ottobre, anche al presidente della Regione Vincenzo De Luca e, a metà dicembre, al prefetto Marco Valentini, unico rappresentante delle istituzioni che finora ha provveduto a rispondere. Organizzare e coordinare le attività cittadine è una necessità, ma anche un dovere del sindaco.
Lo stabilisce il Testo unico degli enti locali, cioè il decreto legislativo 267 del 2000 che all’articolo 50, in combinato disposto con la legge 53 del 2000, fa riferimento «all’indispensabile e indifferibile coordinamento degli orari della città e all’adozione dei connessi e conseguenti atti e provvedimenti realizzativi». Il Piano territoriale degli orari, previsto come obbligatorio dalla legge 53, deve essere redatto in base al coordinamento (realizzato dai Comuni) degli orari degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici e degli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche e deve promuovere l’uso del tempo per fini di solidarietà sociale. A 20 anni dall’emanazione del testo normativo, però, non vi è traccia di questo piano. «I disagi dei cittadini di Napoli e della sua area metropolitana – spiega Leonetti – potrebbero essere ben contenuti se si intervenisse sull’organizzazione dei tempi della città, migliorando anche la cronica inefficienza del servizio di trasporto pubblico su ferro e su gomma».
Napoli è la terza città d’Italia, eppure la sua organizzazione è lasciata al caso. In altre grandi città come Milano, Roma, Bergamo, Bolzano o Pavia, il Piano territoriale degli orari è stato da tempo adottato e «produce i suoi effetti in termini di qualità della vita e di riduzione delle emissioni inquinanti limitando la contrazione delle attività economiche e dei livelli occupazionali», sottolinea Leonetti. Nonostante sia così chiara l’importanza di rivedere gli orari delle attività cittadine, il sindaco non ha risposto alla lettera dell’associazione che ha anche organizzato una petizione e un’assemblea pubblica alla quale hanno partecipato più di mille e 500 cittadini. Soltanto il prefetto ha prestato attenzione alla questione facendo sapere che l’Ufficio territoriale di Governo, in accordo con Regione e Comune, ha adottato una serie di misure in vista del ritorno a scuola degli studenti: differenziazione degli orari di ingresso e di uscita negli istituti secondari superiori, implementazione dei servizi del trasporto pubblico locale, interventi in materia di smart working e orario di lavoro, utilizzo del personale della Protezione civile presso gli hotspot e i plessi scolastici e parcheggio gratuito per i lavoratori della scuola secondaria. «Il prefetto Valentini ha fatto la sua parte, invitando anche il sindaco ad agire, ma intervenire solo sulla scuola non basta – conclude Leonetti – Bisogna rivedere l’intera organizzazione della città: de Magistris si sbrighi».