La situazione diventa sempre più tesa in un conflitto che ormai è diventato guerra. Centinaia di razzi e raid aerei hanno segnato il cielo sopra la Striscia di Gaza e Israele, in un’escalation di violenza che ha causato almeno 28 morti tra i palestinesi, di cui una decina di bambini, e tre tra i cittadini dello Stato ebraico. Il premier Benjamin Netanyahu, mentre si sommano gli appelli internazionali alla moderazione e alla de-escalation, ha promesso che gli attacchi contro l’enclave sotto blocco, controllata da Hamas, saranno intensificati. Nessuna tregua in vista: “È stato deciso che sia la potenza, sia la frequenza degli attacchi, saranno aumentate”, ha detto il primo ministro, che ha da poco fallito il tentativo di formare un nuovo governo, e ha visto assegnare l’incarico all’oppositore Yair Lapid.

“Hamas e Jihad islamico pagheranno un caro prezzo”, ha aggiunto Netanyahu. La pioggia di razzi dalla Striscia di Gaza e di raid aerei israeliani sulla regione costiera è proseguita pressochè senza interruzione per tutta la giornata, secondo molti nello scontro più intenso fra lo Stato ebraico e Hamas dalla guerra del 2014. Il sistema antimissile Iron Dome ha ‘schermato’ Israele, mentre colonne di fumo hanno continuato ad alzarsi verso il cielo nel Territorio palestinese. Da lunedì sera, i 28 palestinesi sono stati uccisi in maggior parte dagli attacchi aerei, secondo le autorità di Gaza. L’esercito israeliano ha dichiarato che almeno 16 sarebbero stati militanti di Hamas, fra cui almeno tre alti comandanti. In Israele sono invece morte due donne ad Ashkelon, quando razzi hanno colpito la loro abitazione, e un’altra a sud di Tel Aviv.

Almeno 12 gli israeliani feriti. Israele ha continuato, in serata, i raid contro i palazzi residenziali di Gaza City, distruggendone almeno due. Incurante dell’avvertimento di Hamas e Jihad islamico: se non avesse smesso di mirare ai palazzi, i gruppi palestinesi avrebbero continuato a sparare razzi su Tel Aviv. E così è stato, con il cielo illuminato dai proiettili per lunghe ore. Intanto, l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv ha sospeso le attività e domani (mercoledì) le scuole del Paese chiuse. “Se il nemico continuerà a mirare a grattacieli residenziali e civili, Tel Aviv resterà sotto il fuoco della resistenza”, hanno tuonato le brigate al-Quds, braccio armato del Jihad islamico.

Nel frattempo, dagli Usa la Casa Bianca esortava all’allentamento del conflitto: Il nostro obiettivo principale “è la de-escalation”, Biden sostiene il “diritto legittimo di Israele di difendere se stesso e il suo popolo” e condanna gli “attacchi missilistici da Hamas e altri gruppi terroristici, anche contro Gerusalemme”. Enfatizzando che “continuerà a sostenere una soluzione a due Stati”, “unico modo per garantire la pace giusta e duratura che due popoli hanno lottato per raggiungere”.

L’Egitto ha tentato invano di promuovere un cessate il fuoco. In giornata, l’esercito dello Stato aveva annunciato l’invio di rinforzi al ‘confine’ con la Striscia di Gaza e il ministero della Difesa ordinato la mobilitazione di 5mila riservisti. Il ministro della Difesa, Benny Gantz, aveva fatto eco a Netanyahu: “Non ci fermeremo finchè non sarà tornata la calma”, “continueremo a causare gravi danni ad Hamas e Jihad islamico”.

Il portavoce delle forze armate Hidai Zilberman, citato da Times of Israel, in serata aveva annunciato una massiccia offensiva, con 80 fighter jet. “Non finirà in 24 ore: durerà”, aveva aggiunto. La pioggia di razzi e raid è stata preceduta, lunedì, da scontri tra palestinesi e forze di sicurezza israeliane, in un continuo crescendo. Tra i momenti di massima tensione, quelli alla moschea al-Aqsa, alla Spianata delle moschee di Gerusalemme, il Monte del tempio per gli ebrei. La conferma di quanto la città contesa, sacra a musulmani ed ebrei, resti il nocciolo incendiario del conflitto israelo-palestinese.

Nella notte, centinaia di abitanti delle comunità arabe in Israele hanno poi protestato contro le azioni israeliane contro i palestinesi, tra cui l’incombente sfratto di numerose famiglie dal quartiere di Sheikh Jarrah di Gerusalemme. Una decisione in merito sarebbe stata attesa lunedì, ma è stata rinviata vista la tensione già in corso. Dopo tre guerre e numerosi scontri dal 2007, quando Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza, le recenti violenze si sono di solito concluse nel giro di pochi giorni, spesso con la mediazione di Paesi come Egitto o Qatar.

Funzionari egiziani hanno confermato che il Cairo ha tentato di ottenere una tregua, ma invano. E gli scontri arrivano in un periodo di limbo politico in Israele, dove Netanyahu è premier ad interim dalle parlamentari di marzo, dopo le quali si sono succeduti i tentativi fallimentari di formare un governo. Infine, l’incarico al scorsa settimana è andato all’opposizione, al rivale Yair Lapid, che ha ‘aperto’ all’alleanza con i partiti arabi: le violenze, così, potrebbero finire per rafforzare Netanyahu, grazie alle sue posizioni intransigenti. (Fonte:LaPresse)

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.