È un quadro gravissimo quello che emerge dalle indagini sulla morte di Simone Sperduti, il 19enne che martedì alle 4 del mattino è stato investito e ucciso mentre era in sella al suo scooter in via Prenestina, a Roma, all’altezza dello svincolo del Grande Raccordo Anulare.

Per la morte di Simone è stato arrestato e condotto nel carcere di Regina Coeli un agente della polizia ferroviaria, la Polfer, di 46 anni. L’uomo, al volante di una Opel Meriva che ha travolto il 19enne, è risultato positivo ai test per alcol e droga e per questo è stata disposta nei suoi confronti la misura cautelare.

Gli agenti del quinto gruppo Prenestino della polizia municipale di Roma lo hanno prima accompagnato in ospedale per essere sottoposto agli esami di rito dopo l’incidente, quindi all’esito degli esami lo hanno prelavato dalla sua abitazione, arrestato e condotto in carcere.

L’agente della Polfer, sospeso dal servizio per motivi di salute e con un passato nel reparto mobile, deve rispondere del reato di omicidio stradale. Entro sabato dovrebbe comparire davanti al gip per la convalida del provvedimento,

L’indagine sull’incidente ovviamente non si fermano qui, con l’obiettivo di ricostruire quanto accaduto martedì notte. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, il 20enne residente a Centocelle, che da poco aveva partecipato al concorso per entrare nella polizia municipale e che intanto lavorava come magazziniere, stava viaggiando in sella al suo Honda SH 300 quando è avvenuto l’impatto.

Il poliziotto stava svoltando a sinistra per imboccare la rampa per il Raccordo, forse facendo una manovra vietata in quel punto, quando l’ha centrato con un impatto frontale. Gli agenti del quinto gruppo Prenestino stanno verificando anche le condizioni del manto stradale e della segnaletica, per capire se l’illuminazione pubblica o l’asfalto possano aver contribuito nella dinamica dell’incidente.

Con lui andavamo a scuola in viale della Primavera – ricorda a Repubblica Simone Bacchi, geometra 19enne – siamo stati compagni di banco tre anni. Ci vedevamo in comitiva a largo Agosta, lì abita sua nonna alla quale Simone era molto affezionato. E poi lì intono c’era la sua vita“. Simone “era un pezzo di pane, un ragazzo sempre allegro, disponibile – ricorda ancora Bacchi -. Martedì sera era uscito con gli amici, avevano scritto anche a me, non ho risposto perché avevo da lavorare“.

Redazione