Almeno otto jet dell’era sovietica sono arrivati nell’est da una base aerea in Siria, verosimilmente per appoggiare una nuova campagna di raid aerei” del generale Khalifa Haftar: lo ha scritto Bloomberg sintetizzando le dichiarazioni esclusive del ministro dell’Interno libico, Fathi Bashaga, esponente del governo di unità nazionale, riconosciuto dalla dalle Nazioni Unite, guidato da Fayez al-Sarraj. È solo l’ultimo atto delle tensioni nel paese africano, caduto in un conflitto perenne dalla deposizione del dittatore Muhammar Gheddafi nel 2012.

Nell’aprile 2019 il ras della Cirenaica Khalifa Haftar, ex ufficiale dell’esercito di Gheddafi, ha lanciato un’offensiva per conquistare la capitale Tripoli. Quella che doveva essere un’offensiva lampo si è invece rivelata una guerra lunga e logorante e che sembra non avere soluzioni al momento. Serraj ha escluso di voler ormai sedere ai tavoli delle trattative con Haftar. Il generale è sostenuto da diversi paesi, tra cui l’Egitto, gli Emirati Arabi Uniti e la Russia per l’appunto. Perciò preoccupa l’escalation bellica e la denuncia del ministro dell’Interno libico. Mosca ha giocato un ruolo fondamentale anche in Siria dove, dopo l’intervento a favore del presidente Bashar Assad del 2015, ha permesso alle forze governative di Damasco di prevalere sui ribelli nel conflitto esploso nel 2011.

La Turchia, che sostiene Serraj, ha fatto intanto sapere che se le sue forze sul territorio libico verranno colpite, reagirà ai danni delle truppe di Haftar. La dichiarazione di Ankara è arrivata dopo le minacce del comandante della forza aerea di Haftar, Saqr al-Jaroshi, che aveva ha annunciato per “le prossime ore la più grande campagna aerea nella storia della Libia”, aggiungendo che “tutte le postazioni e gli interessi turchi in tutte le città sono obiettivi legittimi per la nostra forza aerea”. Il sostegno della Turchia è stato fondamentale per il Governo di Unità Nazionale Libico.

Sulla questione libica il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio ha avuto una conversazione con il segretario di stato americano Mike Pompeo nella quale i due avrebbero espresso le loro preoccupazioni e la necessità di mettere fine alle interferenze straniere nel Paese. In serata il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera alle missioni di pace italiane all’estero tra cui Irini, per far rispettare l’embargo delle armi verso la Libia: una misura già ampiamente criticata da Serraj.

Il governo di accordo nazionale di Tripoli nei giorni scorsi ha ha preso il controllo della base aerea di Al Watiya, situata 140 chilometri a Sud-Ovest di Tripoli, in mano ad Haftar dal 2014 e da cui venivano lanciate le operazioni militari nella zona occidentale della Libia. L’esercito Nazionale Libico (Lna) è stato così costretto a ritirarsi di due-tre chilometri dalla linea del fronte attestata da oltre un anno a Sud della capitale.  Le forze di Tripoli hanno raggiunto il centro della città di Asbiah, a sud della capitale libica, dove si erano rifugiati i combattenti dell’autoproclamato esercito di Haftar, in ritirata dopo aver perso la base di Al Watiya, tra Tripoli e Tarhuna. Lo ha fatto sapere la tv Al Ahrar citando fonti militari sul campo.

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