Si è tenuta ieri, presso la Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama e su iniziativa del Senatore di Fratelli d’Italia Salvatore Sallemi, la presentazione del volume “Hammamet ricorda Bettino. Storie di rispetto, amicizia e gratitudine”, arricchita dall’intervento – oltre che dei due autori Salvatore Di Bartolo e Roberto Giudi – di Alessandro Barbano, direttore de L’Altravoce. Hanno dialogato con i relatori Federico Scalisi, Ottavia Munari, Mattia Romano, Sara Gilardi, Sebastien Eduardo Di Giovanni e Paola Emilia Castelli.

Dalla presentazione è emerso un ritratto insolito, inedito, di Bettino Craxi. Un ritratto più umano, che politico. Il saggio, del resto, è una raccolta di storie, testimonianze, aneddoti nonché fotografie dell’esilio tunisino del già Presidente del Consiglio e leader del Partito Socialista italiano, un insieme di racconti degli ultimi anni di Craxi, da cui – tra le righe – si evince il forte legame che lo univa al popolo di Hammamet. I protagonisti del libro, invero, sono proprio i cittadini tunisini che – ognuno con la propria sensibilità, ironia, e il proprio tatto – riportano uno spaccato sconosciuto, un loro ricordo personale.

Vi è – ad esempio – il racconto di Kamel Marzouk, il custode tunisino del cimitero dove Craxi è sepolto, che oggi vive delle mance dei visitatori e che commosso ricorda un “papà Bettino” generoso, “mi ha dato da mangiare, prima da vivo e poi anche da morto”, così come vi sono tante altre storie che ben descrivono la quotidianità vissuta, in quegli anni lontani dall’Italia, dall’ex leader socialista.

Gli autori hanno descritto il saggio come un “omaggio”, una raccolta con l’intento preciso di trasmettere un senso di gratitudine a tutte quelle persone che, con gesti piccoli o grandi, contribuirono a rendere meno gravoso, per Craxi, il peso dell’esilio. C’è molta Tunisia, insomma, tra le pagine del libro. Hammamet viene dipinta come una cornice assolata e profumata di gelsomino, come un luogo delicato, accogliente, caratterizzato da una generosità d’animo, ancor prima che materiale. Come scritto nella prefazione del libro, a cura della Senatrice Stefania Craxi, è stato proprio il popolo tunisino ad “avere alleviato il dramma umano di Bettino”, che da quel calore umano riuscì a trarre “l’energia necessaria a non lasciarsi sopraffare dal senso di abbandono, a guardare con rinnovata speranza al futuro”.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.