L'€conomista
Progetto Storm, l’alba del nuovo razzo europeo per il trasporto spaziale
Sébastien Reichstadt, cofondatore di The Exploration Company società ideatrice dell’iniziativa, si sofferma sul ruolo fondamentale che il programma riveste per l’autonomia e la competitività dell’Ue
«Se si vuole garantire un trasporto spaziale affidabile e scalabile, è necessario avere il controllo sulle tecnologie di base». È da questa convinzione che nasce Storm, il programma sviluppato da The Exploration Company per rafforzare le capacità europee nel settore della propulsione spaziale. Per Sébastien Reichstadt, cofondatore della società che sta costruendo il veicolo spaziale Nyx, la sfida non riguarda soltanto un nuovo motore, ma la creazione di una filiera industriale capace di sostenere l’autonomia tecnologica europea in uno dei comparti più strategici della nuova economia dello spazio.
The Exploration Company è il principale player europeo che opera nel settore del trasporto orbitale. In che modo Storm si inserisce nella visione a lungo termine di TEC e nella catena del valore europea?
«Storm punta a sviluppare una capacità di propulsione fondamentale in Europa. Se si vuole garantire un trasporto spaziale affidabile e scalabile, è necessario avere il controllo sulle tecnologie di base e la propulsione è fondamentale in questo senso. Per noi, questo progetto integra il nostro lavoro sui sistemi di trasporto merci e equipaggio come Nyx e rappresenta il passo successivo nella costruzione di un ecosistema europeo di mobilità spaziale più ampio. Più in generale, Storm riunisce competenze industriali, istituzionali e ingegneristiche in tutta Europa per sviluppare un motore ad alta spinta in grado di alimentare i futuri sistemi di lancio, contribuendo a una catena del valore europea più indipendente e competitiva».
Quali sono le principali sfide tecniche e perché la scelta della combustione a stadi a flusso pieno?
«La combustione a stadi a flusso pieno è una delle architetture di propulsione più impegnative, con requisiti estremi in termini di turbomacchine, stabilità della combustione e materiali che operano ad alta pressione e temperatura. Il nostro approccio consiste nell’affrontare queste sfide in modo progressivo, sviluppando e testando sottosistemi critici quali prebruciatori, turbomacchine e componenti di combustione attraverso un processo iterativo basato sull’hardware. Abbiamo scelto questa architettura perché offre solide prestazioni a lungo termine e un elevato potenziale di crescita. Pone le basi per motori riutilizzabili e ad alta efficienza, in grado di adattarsi alle future esigenze dei lanciatori».
Che passo avanti rappresenta Storm per l’autonomia strategica europea?
«Storm è uno sforzo concreto che The Exploration Company sta compiendo per rafforzare le capacità tecnologiche dell’Europa in uno dei settori più strategici del trasporto spaziale: la propulsione ad alte prestazioni. Il nuovo motore contribuisce sviluppando know-how in materia di progettazione, produzione e collaudo europei. È anche un chiaro esempio di cooperazione europea, che unisce il sostegno istituzionale e l’esecuzione industriale, per sviluppare capacità che nessun singolo paese potrebbe realizzare da solo».
Qual è lo stato dell’industria spaziale europea e di cosa ha più bisogno?
«L’Europa dispone di un solido patrimonio di talenti ingegneristici, istituzioni e tradizione industriale. La sfida sta nel fatto che la domanda globale di servizi spaziali sta crescendo più rapidamente della capacità europea di fornire soluzioni competitive. Ciò che serve ora sono investimenti sostenuti nelle tecnologie critiche — in particolare la propulsione e il lancio — combinati con cicli di sviluppo più rapidi e un più stretto allineamento tra attori pubblici e privati. Programmi come Storm riflettono questo cambiamento: lo sviluppo graduale delle capacità, basato sull’hardware e sulla producibilità, piuttosto che su cicli di sviluppo lunghi e scollegati tra loro».
Quali sono i prossimi passi e le tappe fondamentali verso i test integrati dei motori?
«Il progetto Storm è strutturato in modo molto simile all’avvio di una nuova linea di produzione industriale: prima si convalida ogni componente singolarmente, poi li si collega passo dopo passo, prima di far funzionare l’intero sistema insieme in condizioni reali. Attualmente il lavoro si concentra sui sottosistemi chiave — tra cui precombustori, turbomacchine e componenti di combustione — con campagne di test in corso in diversi siti europei. La prossima tappa fondamentale è il primo test del prototipo del motore previsto per il 2028, che segnerà il passaggio alla validazione del sistema completamente integrato».
Qual è la tempistica prevista per il primo utilizzo del sistema di propulsione?
«Puntiamo a un primo test del prototipo nel 2028 come passo fondamentale verso la maturità del progetto. Oltre a ciò, il programma procede passo dopo passo verso la realizzazione di un motore qualificato, con tempistiche orientate al raggiungimento di prestazioni affidabili, producibili e scalabili piuttosto che a date fisse».
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