«Il mio primo pensiero va a Giorgio Nugnes, unica vera vittima di questa vicenda». La voce è rotta dall’emozione, gli occhi ancora lucidi per le lacrime che non è riuscito a trattenere e gli hanno rigato il volto mentre il presidente Toscano della quarta sezione della Corte d’Appello di Napoli leggeva in aula il dispositivo della sentenza.

Aula 317, ore 16. Dopo oltre due ore di camera di consiglio i giudici della Corte d’appello escono con un verdetto che manda assolto Marco Nonno, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, dall’accusa più grave per la quale è stato per ben quattrodici anni sotto processo: devastazione, in relazione alla protesta del gennaio 2008 contro la discarica a Pianura. Nonno, che all’epoca dei fatti era vicepresidente del consiglio comunale, esce dall’aula con i suoi avvocati, i penalisti Giovanni Bellerè e Massimo Fumo. Ha aspettato questa sentenza per quattrodici lunghi anni, una lungaggine simbolo di una giustizia esageratamente lenta. Tra cambi di collegio e mancanza di risorse negli uffici giudiziari, il processo si è trascinato per anni cedendo la precedenza ad altri procedimenti con imputati detenuti. Una prassi piuttosto diffusa negli uffici giudiziari napoletani, dove per il personale insufficiente si è costretti a scegliere quali processi celebrare e quali tenere in sospeso per anni.

Tuttavia, nonostante tutto il tempo trascorso la parola fine a questa vicenda giudiziaria ancora non può dirsi detta. Marco Nonno è stato assolto dal reato di devastazione, per il quale in primo grado era stato condannato a otto anni e mezzo di reclusione e ha ottenuto la revoca dell’interdizione dai pubblici uffici ma è stato condannato a due anni con pena sospesa per resistenza a pubblico ufficiale. Condanna, questa, per la quale gli avvocati della difesa potranno presentare ricorso in Cassazione subito dopo il deposito delle motivazioni del verdetto pronunciato dai giudici d’Appello ieri, deposito previsto fra sessanta giorni. Anche la Procura potrebbe fare ricorso. Insomma, ci vorrà ancora qualche anno prima che si arrivi a far calare il sipario su questo processo. Un processo nato dall’indagine avviata dalla Procura all’indomani degli scontri di gennaio 2008. Pianura, quartiere alla periferia occidentale di Napoli, fu in quei giorni teatro di violente proteste contro la riapertura della discarica di contrada Pisani che doveva servire a fronteggiare l’emergenza rifiuti che aveva messo in ginocchio la città.

Ci furono blocchi stradali, autobus incendiati, scene da guerriglia urbana. Nei disordini si inserirono alcuni appartenenti a frange di ultrà che sono stati invece condannati per gli atti più violenti. La Procura ipotizzò che la protesta fosse finalizzata a tutelare il mercato delle case abusive, ci fu anche un momento in cui si immaginò una presunta regìa camorristica, smentita in ogni grado di giudizio. «Quella – commenta Nonno uscendo dall’aula dopo la sentenza – fu una protesta sacrosanta per evitare di riaprire una discarica che Pianura aveva sopportato per 42 anni. Una protesta pacifica e legittima, portata avanti assieme a Giorgio Nugnes a cui va il mio pensiero in questo momento».

Nugnes era un assessore comunale che, coinvolto nella prima fase delle indagini, nel 2008 morì suicida. «Per la grave emergenza rifiuti, per le 12 milioni di balle che eco non erano, nessuno ha pagato. Io invece ho dovuto affrontare 14 anni di processi – aggiunge Nonno – I miei avvocati avevano sempre sostenuto che la mia resistenza fu pacifica e non aveva nulla a che fare con la devastazione. Lo hanno riconosciuto ora anche dei giudici coraggiosi che hanno studiato tutte le carte del processo».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).