I dati raccolti durante questi mesi di pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno confermato che il Coronavirus, il SARS-CoV-2, ha una provenienza animale e non esclude quest’ultimi da un possibile contagio.

Nel febbraio 2020 un cane a Hong Kong fu contagiato da una donna positiva al Covid-19, a fine marzo in Belgio, anche un gatto sarebbe risultato positivo al coronavirus, conferma arrivata dalla facoltà di medicina veterinaria dell’Università di Liegi. Il mese successivo altri gatti sono stati contagiati dall’uomo a New York dove, sempre ad aprile, in uno zoo nel Bronx, risultarono positivi quattro tigri e tre leoni.

A Wuhan, l’epicentro del virus, un approfondimento aveva dimostrato come i gatti avessero una maggiore probabilità di contrarre il virus rispetto ad altre specie. Uno studio effettuato dall’University College di Londra dimostra che, dopo aver analizzato 215 specie di animali, almeno 26 sono suscettibili al virus Sars-CoV-2, tra cui i mammiferi sono quelli a repentaglio.

Il report scientifico, “SARS-CoV-2 spike protein predicted to form complexes with host receptor protein orthologues from a broad range of mammalselaborato dagli studiosi Lam, S.D., Bordin, N., Waman, V.P. et al., è stato condotto tramite una simulazione virtuale che ha replicato il modo in cui la proteina virale Spike interagisce con i recettori Ace-2, arrivando alla conclusione che la proteina Spike potrebbe legarsi al recettore Ace-2 nello stesso modo con cui si lega ai recettori delle cellule umane. Nelle pecore, soprattutto, è stato riscontrato un meccanismo di infezione molto simile a quello umano.

Una delle preoccupazioni principali, come ha affermato la bioinformatica Christine Orendo è che “gli animali identificati potrebbero essere rischio di epidemie che metterebbero a rischio le specie minacciate o il sostentamento degli allevatori”. A tal proposito, quindi, bisognerebbe prendere tutte le misure di prevenzione anche quando si è a contatto con gli animali e inoltre, le persone infette andrebbero isolate non solo dalle altre persone, ma anche dagli animali potenzialmente suscettibili al virus.

Elisabetta Panico