L’ingiusta detenzione in Italia non è rara. Parliamo di persone sottoposte a provvedimenti come la detenzione o la custodia cautelare, per mesi o anche anni e che poi risultano innocenti. Per fortuna è la legge italiana stessa a sancire le condizioni e i modi per la riparazione agli errori dei giudici. Ma il problema è diffuso e sentito soprattutto in alcuni tribunali e costa ogni anno allo Stato e quindi ai contribuenti, decine di milioni di euro. Lo testimoniano i dati.

Dal 1992 parte la contabilità ufficiale delle riparazioni per ingiusta detenzione ben custodito dal Ministero delle Finanze. Dal 1992 al 31 dicembre 2019 si sono registrati 28.702 casi: in media, 1.025 innocenti in custodia cautelare ogni anno. Il tutto per una spesa che supera i 757 milioni di euro in indennizzi, per una media di poco superiore ai 27 milioni di euro l’anno. Sono questi sono i dati raccolti da Errorigiudiziari.com, che ogni anno riepiloga i numeri di questa tragedia umana.

LA CLASSIFICA PER PROCURA –  Guardando alla classifica stilata mettendo insieme i dati del 2018 e 2019, in due anni sono stati emessi 1.895 provvedimenti per un risarcimento totale che sfiora gli 80 milioni di euro (precisamente 79.760.461), in media 42.090 euro per errore risarcito. Nella classifica regna incontrastata la procura di Catanzaro di Nicola Gratteri, il magistrato famoso per gli arresti di massa che poi vengono sgonfiati dopo poco. Solo nella sua Procura nei due anni presi in considerazione sono 265 i provvedimenti per un ammontare di 17.836.865 euro risarciti, con una media di 67.309 euro a errore.

Il secondo posto del podio è occupato da un’altra procura calabrese, quella di Reggio Calabria con 184 provvedimenti e 12.122.437 euro risarciti, una media di 65.883 euro a errore. Alle calabresi poi segue Roma con 201 provvedimenti che sebbene siano tanti, sono costati allo Stato meno della metà di quanto sono costate le ingiuste detenzioni imposte dalla Procura di Catanzaro. In media la Procura di Roma ha speso 41.738 euro a caso. Anche la procura di Napoli non sta messa benissimo: 242 provvedimenti, per numero seconda solo a Catanzaro che ne ha appena 23 in più.

Ma la cosa curiosa è che gli errori della procura di Napoli costano allo Stato circa il 30% rispetto a Catanzaro con 5.612.007 euro spesi per una media di 23.190 euro a caso. Al quarto posto c’è la Procura di Catania con 11 provvedimenti per 6.344.218 euro spesi con una media di 57.155 euro a caso. Nella classifica spicca anche la Procura di Bari con 156 provvedimenti ma “solo” 4.989. 925 euro spesi con una media di 57.155 a caso. Le più virtuose del biennio risultano le procure di Bolzano con un solo provvedimento da 20.345 euro e Campobasso con 1 solo caso da 7.422.

COME SI CALCOLA IL RISARCIMENTO –  La legge pone un limite massimo all’entità del risarcimento per ingiusta detenzione: l’importo della riparazione non può mai eccedere la cifra di 516.456,90 euro. Fare un calcolo aritmetico di una simile cifra è impossibile perché per ogni caso sono tantissime le varianti che ne possono determinare l’importo. “Ad esempio il numero dei giorni trascorsi in detenzione ingiustamente, in carcere o ai domiciliari, il numero dei detenuti presenti in cella durante il periodo di detenzione, le condizioni della detenzione stessa, il reato imputato, la lontananza dalla famiglia a cui la persona è stata costretta e tanti altri ancora”, spiega Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Regione Campania.

A CATANZARO È PEGGIO – Dunque, considerato che in media in Italia il risarcimento di un singolo caso è circa 42mila euro, a Catanzaro la media sale a 67mila euro. Secondo quanto spiegato dal garante dei detenuti della Campania Ciambriello, il calcolo dei risarcimenti ha numerose variabili. Visto che ogni detenzione ingiusta a Catanzaro viene risarcita con più soldi, è evidente che i detenuti ingiustamente vengono trattati ancora peggio rispetto a quanto accade ad esempio a Napoli (che ricordiamo ha risarcimenti in media pari a 23mila euro circa).

UNA TRAGEDIA UMANA – La tragedia umana che si nasconde dietro questi numeri è che molte persone che sono cadute nelle pieghe di questa “mala-giustizia” una volta usciti indenni da una condanna non hanno voglia di tornare in quel vortice giudiziario e rinunciano a chiedere il risarcimento (che viene corrisposto per legge solo dopo formale domanda). Dunque quelli analizzati sono solo i numeri dei provvedimenti effettuati, ma sarebbero molti di più. A questo si aggiunge che nessun risarcimento economico può davvero ripagare il marchio che una persona, compresa la sua famiglia e la sua vita, si porta addosso dopo essere stata costretto a detenzione. “Qualsiasi cifra però non basterà a compensare tutti i danni che una detenzione può apportare – continua Ciambriello – basti pensare alla diffusione di notizie a mezzo stampa o social. Non ci sarà nessun risarcimento per quello, una volta che sei stato messo alla gogna ci rimani”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.