Senza bavaglio, senza paura
Querele intimidatorie ai giornali, una questione di democrazia: il 25 aprile in piazza con i Radicali
Parte dal caso-Scarpinato la sensibilizzazione sulle tante cause alle testate. Tra civile e penale, provano a far tacere l’informazione: in piazza il 25 aprile
Non c’è solo l’ennesima querela di un potente ex magistrato, Roberto Scarpinato, oggi esponente del Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte in Senato. I giornalisti italiani, scivolati nelle parti basse della classifica della libertà di stampa secondo Reporter Sans Frontières, devono fare il loro lavoro di inchiesta quotidiana dribblando continue minacce. Quelle delle querele temerarie e intimidatorie che provano a scoraggiare chi scrive, certo.
Ma anche a penalizzare gli editori, costringendoli – come nel caso di Alfredo Romeo, detentore del primato italiano dei risarcimenti giudiziari – ad un esborso dai numeri esorbitanti, con l’intento (non troppo velato) di ridurne la capacità di fare libera informazione. Per rispondere ad un fuoco incrociato che si fa sempre più pesante e difendere le redazioni dalla censura e dall’autocensura si dovrà uscire dalle pagine e scendere in piazza. A partire dal 25 aprile, giorno in cui il Partito Radicale ha assunto l’iniziativa di convocare una manifestazione per la libertà di stampa. Tema tabù, come dicevano Marco Pannella, Massimo Bordin e Leonardo Sciascia, e che nel tempo si è sempre più aggravato. Le querele temerarie non sono più un’eccezione. Sono diventate sistema. Un meccanismo silenzioso ma efficace: non fanno rumore, ma erosione. Rallentano le inchieste, intimidiscono le redazioni, piegano gli editori. E colpiscono al cuore la libertà di informazione, trasformando il diritto in un’arma. È qui che si misura una democrazia. Non nei principi proclamati, ma nella libertà concreta di esercitarli. Il caso italiano è emblematico. E non è isolato.
Le azioni giudiziarie contro testate come l’Unità e Il Riformista segnalano un clima che si sta restringendo. Non è più solo un conflitto tra giornalista e querelante. È una torsione del sistema. Un restringimento dello spazio pubblico. In questo quadro si inserisce la mobilitazione del Partito Radicale guidato da Maurizio Turco e Irene Testa, che ha convocato per il 25 aprile una manifestazione nazionale a difesa della libertà di stampa e contro le querele temerarie. Una data simbolica. Non casuale. Perché il 25 aprile non è solo memoria. È campagna di libertà nel presente. E oggi misura anche la distanza tra i principi costituzionali e la loro applicazione. L’articolo 21 della Costituzione resta lì, intatto. Ma rischia di svuotarsi nella pratica. L’appuntamento è alle 11 a Castro Pretorio: la Questura non ha autorizzato il sit-in davanti al Csm, a Palazzo dei Marescialli, ma poco distante. E allora sì: bisogna scendere in piazza. Come chiedono da tempo i sindacati di categoria, dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana a Stampa Romana, insieme a realtà come Giornalisti 2.0 e alla FIEG. Perché il punto è semplice. Brutale. Quando un giornalista smette di scrivere, non perde solo lui. Perdono tutti.
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