«La riforma che il Parlamento si accinge ad approvare è fondamentale. Altrettanto importante, però, è la modifica delle norme che regolano l’esercizio della funzione giurisdizionale. E, in questa prospettiva, il referendum sarà decisivo». Ne è convinto Felice Laudadio, avvocato e docente universitario di lungo corso, ora in prima linea a sostegno della consultazione popolare proposta dai Radicali: una battaglia alla quale il Riformista ha aderito e continuerà a dare il proprio contributo.

Professore, la riforma Cartabia non la soddisfa?
«Il testo ha un enorme pregio: quello di eliminare previsioni barbariche ed estranee alla nostra civiltà giuridica. Penso alla prescrizione: costringere un imputato a subire un processo senza fine annulla anche la funzione rieducativa della pena sancita dalla Costituzione, e sottopone l’imputato e le vittime a un calvario eterno. La riforma Cartabia è un intervento non risolutivo, ma importante nella misura in cui consente al Paese di mettersi alle spalle certe riprovevoli scelte dettate dal giustizialismo».

Dal referendum può arrivare un’ulteriore svolta?
«Certo. Oggi assistiamo a una crisi profonda del sistema giudiziario. Lo dimostrano il caso Palamara, le vicende che scuotono le Procure di Milano e di Nola e il ruolo politico sempre più invasivo che parte della magistratura tende ad assorbire. Ricordo gli interventi di contrasto alla riforma Tartaglia di autorevoli procuratori e dell’onnipresente dott. Violante. Su tutto ciò l’elettorato deve esprimersi. D’altra parte, un giurista del calibro di Vezio Crisafulli lo ricordava: il referendum abrogativo contiene l’indirizzo del corpo elettorale in ordine a determinate norme. E oggi la comunità nazionale avverte senz’altro la necessità di una riforma delle regole che disciplinano l’esercizio della giurisdizione».

Cosa pensa dei sei quesiti al vaglio della Cassazione?
«li trovo chiari, razionali e coerenti con l’obiettivo del referendum che è quello di assicurare una giustizia più giusta e celere. Quello sui criteri di elezione dei membri del Csm può dare la stura a una riforma che azzeri il correntismo di matrice ideologica che è del tutto incompatibile con la terzietà e l’imparzialità del giudice. Il quesito sulla separazione delle carriere, allo stesso modo, punta a garantire una reale “parità delle armi” tra accusa e difesa e, per questa strada, una vera terzietà del giudice non solo nel processo penale ma anche nel contenzioso contabile. E poi c’è il quesito sulla legge Severino: si tratta di una norma profondamente sbagliata che, in barba al principio di non colpevolezza sancito dalla Costituzione, finisce per impedire l’esercizio di un diritto politico anche a chi sia stato condannato soltanto in primo grado e successivamente assolto. Per questi motivi gli italiani devono schierarsi senza esitazioni a sostegno del referendum promosso dai Radicali».

Quanto è importante che in prima linea ci sia anche Napoli?
«È fondamentale. Napoli è da anni ai primi posti della classifica degli errori giudiziari, il che rivela la necessità di un uso più sobrio della custodia cautelare. Uno dei quesiti referendari va proprio in questo senso, mentre un altro prevede la possibilità che un magistrato risarcisca direttamente in caso di errore commesso con colpa grave: perciò è il caso che tutti gli elettori, a cominciare da quelli di Napoli, sostengano l’iniziativa dei Radicali». (ciriaco m. viggiano)

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.