Per il Recovery Fund è “giusto” il nome scelto per la proposta della Commissione Ue, ‘Next Generation EU’, “perché noi non stiamo lavorando solo per preservare il mercato unico e i nostri interessi comuni; stiamo lavorando per difendere i nostri valori e per assicurare un futuro alle nuove generazioni”. Così ha parlato Giuseppe Conte, intervenendo oggi al Consiglio Ue in video-conferenza.

“La Commissione europea e la Bce non hanno mancato l’appuntamento con la Storia. Ora è il turno del Consiglio Europeo – ha insistito il premier – di essere all’altezza della sfida e di dare un segnale politico forte. A me non piace la formula ‘compromesso’, preferisco si lavori per una ‘decisione politica ambiziosa“. Conte con gli omologhi europei dell’Unione ha illustrato anche la sua iniziativa sugli Stati Generali: “Sul fronte interno, l’Italia ha già avviato una consultazione nazionale con tutte le forze politiche, produttive e sociali per elaborare un piano di investimenti e riforme che ci consenta di non ripristinare la situazione pre-Covid 19 ma di migliorare il livello di produttività e di crescita economica – ha ricordato Conte -. In questo dibattito di portata storica, non deve essere un gruppo di Paesi a prevalere; deve essere l’Europa a prevalere nella sua interezza, con la forza della sua ambiziosa proposta”.

In chiusura dei lavori in video conferenza il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha precisato che a metà luglio convocherà un altro summit, con la presenza fisica dei leader a Bruxelles, per arrivare all’accordo finale sui 750 miliardi proposti dalla Commissione Ue per salvare le economie (soprattutto di Italia e Spagna) dal collasso causa Covid. “Sul Recovery fund e il bilancio c’è un consenso emergente ma allo stesso tempo non dobbimao sottostimare le differenze di visione sui diversi punti. E’ necessario continuare la discussione”, ha spiegato  Michel.

“A me non piace la formula ‘compromesso’, preferisco si lavori per una ‘decisione politica ambiziosa'”, ha scandito nel suo intervento il premier. Il Presidente del Consiglio è poi arrivato su uno dei temi centrali del confronto in seno al Consiglio: “Anche i tempi sono molto importanti – ha evidenziato – Dobbiamo assolutamente chiudere l’accordo entro luglio. E dobbiamo assecondare gli sforzi della Commissione di rendere disponibili alcune risorse già per quest’anno. La proposta della Commissione è equa e ben bilanciata – ha insistito Conte in videoconferenza con gli altri leader –  Sarebbe un grave errore scendere al di sotto delle risorse finanziarie già indicate. E anche la combinazione tra prestiti e sussidi è ben costruita. Questa combinazione ci aiuterà a realizzare investimenti e riforme in modo da rafforzare la convergenza e la resilienza dell’intera Unione”.

Sui tempi di attuazione del piano ha anche insistito la Cancelliera tedesca Angela Merkel. “L’Europa è di fronte alla prospettiva della più profonda recessione dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi – ha detto – I tempi a venire saranno molto, molto difficili”. Dopo essersi chiesta se le persone si rendono conto della dimensione della crisi in arrivo, la cancelliera avrebbe sottolineato che “l’Unione europea ha ogni interesse ad avere un piano di rilancio entro la fine dell’estate, prima di eventi come le elezioni americane“.  In conferenza stampa Berlino dopo la videoconferenza del Consiglio europe, la Merkel ha precisato però di “non credere che si possano versare i fondi già quest’anno“, rispondendo a chi le chiedeva se Stati come l’Italia potranno ricevere i soldi europei prima del 2021.

Per la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, intervenuta al termine del vertice europeo, la prima discussione su Recovery fund e bilancio “è stata molto positiva“. I leader, ha spiegato la presidente, hanno affermato di volere “un accordo prima di agosto” e sono consapevoli che “il successo del Recovery plan dipende anche dalla sua rapida adozione“.

Tra i paesi del Nord, l’Austria a nome dei cosiddetti “frugali ” ha chiesto col suo cancelliere Sebastian Kurz che lo strumento messo in campo della Commissione per i paesi più colpiti dal virus non si trasformi in una “condivisione del debito”. Kurz ha ricordato che gli aiuti europei devono essere limitati nel tempo, per evitare qualsiasi tipo di mutualizzazione, e che vanno preferiti i prestiti ai sussidi non rimborsabili. Come l’Austria anche la Svezia si è messa di traverso. Per il premier scandinavo Stefan Lofven il Recovery plan “deve essere basato sui prestiti e non su sovvenzioni” e le posizioni in seno al Consiglio “sono ancora abbastanza lontane”. 

Ma nel fronte del ‘no’ va segnalata anche il passo di lato dell’Olanda, che col premier Mark Rutte elogia l’Italia e i piani di riforme di cui sta discutendo il governo. Rutte nella riunione avrebbe spiegato di guardare con favore allo spirito che sta ispirando il governo Conte sulle riforme, in particolare gli investimenti e le misure per aumentare produttività e crescita.