Politica
Rispolveriamo il vecchio partito popolare. Perché la sua assenza pesa ancora oggi
Se c’è un errore politico, persino plateale nella sua gravità e profondità, compiuto dai cattolici popolari nel corso della loro lunga e accidentata storia è stato indubbiamente quello di avere decretato lo scioglimento con eccessiva frettolosità e rapidità nel lontano 2002 dell’esperienza e del progetto del Partito popolare italiano. Un partito che nacque, come tutti sanno, dopo il tramonto della Democrazia Cristiana nel lontano 1994 grazie all’intuizione di uomini e donne come Franco Marini, Mino Martinazzoli, Rosa Russo Iervolino, Gerardo Bianco e molti altri leader locali disseminati in tutto il territorio nazionale.
Un progetto che registrò l’immediata adesione e un forte riscontro in tutta la periferia “popolare” del nostro paese. E che ebbe il merito, oggettivo e chiaro, di non disperdere un patrimonio politico, culturale, sociale ed etico che rischiava di essere definitivamente ed irreversibilmente sacrificato sull’altare di un maldestro e singolare nuovismo. E, al contempo, di rilanciare l’impegno politico dei cattolici dopo una fase che aveva terremotato l’intera politica italiana e, nello specifico, la presenza cinquantennale dei cattolici nella vita democratica del nostro paese. Ora, e al di là del percorso politico – ripeto, purtroppo troppo breve – del Partito popolare italiano di Marini, Martinazzoli e di Gerardo Bianco e seppur consapevoli che non poteva più ritornare un partito popolare, di massa ed interclassista come la Dc, è altrettanto indubbio che oggi si paga l’assenza di un soggetto politico e di governo come il Ppi. E questo per almeno tre ragioni fondamentali.
Le tre ragioni
Innanzitutto, ed è l’elemento decisivo e principale, pesa l’assenza di un partito laico, popolare e di ispirazione cristiana nella politica italiana perché priva i cattolici popolari e sociali di una voce importante nella concreta dialettica politica e parlamentare. È inutile ribadire, anche se è giusto e sacrosanto, che da sempre c’è un forte pluralismo politico ed elettorale dei cattolici italiani. E questo perché il Ppi non era nato come il “partito dei cattolici” ma solo e soltanto come uno strumento politico che difendeva ed esaltava, laicamente, le ragioni politiche e culturali del cattolicesimo popolare e sociale. Mancando quella voce si è, oggettivamente, dispersa e quasi dissolta quella tradizione ideale e culturale.
In secondo luogo, anche se i cattolici, come ovvio e scontato, non hanno il monopolio del Centro, è altrettanto indubbio che si è progressivamente indebolita quella “politica di centro” che proprio nel nostro paese è sempre stato un caposaldo essenziale della stessa impalcatura democratica ed istituzionale. E l’assenza di una “politica di centro”, e soprattutto della cultura che maggiormente la ispirava, ha contribuito a ridare fiato e voce a quella radicalizzazione del conflitto politico che inesorabilmente è destinato ad impoverire la qualità della nostra democrazia, la credibilità delle nostre istituzioni e la stessa efficacia dell’azione di governo. In ultimo, ma non per ordine di importanza, il tramonto di un’esperienza come quella del Ppi ha altrettanto oggettivamente incrinato e fiaccato quella “cultura di governo” che ha rappresentato uno degli aspetti migliori della presenza della cultura cattolico democratica, popolare e sociale nelle dinamiche concrete della vita politica italiana.
Ecco perché, e al di là degli equilibri da costruire e della continua invenzione di nuovi e maldestri soggetti politici, quello su cui dovrebbero riflettere i cattolici italiani, sempre laicamente e nel pieno rispetto del pluralismo delle scelte elettorali, è proprio quello di come fare per rimettere in campo un’iniziativa politica che senza copiare passivamente il passato – cosa, in sé, impossibile ed impraticabile – sappia però al contempo riproporre una cultura, un pensiero, un metodo ed una tradizione che sono e restano ancora indispensabili e necessari per la salute stessa del sistema politico italiano. E non solo, come ovvio, per il bene dei cattolici.
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