PiùEuropa, il partito dell’area radicale guidato da Riccardo Magi, attraversa una delle fasi più tese della sua storia recente. La linea politica che negli ultimi mesi ha collocato la formazione in posizione sempre più ancillare rispetto al Partito Democratico viene ora apertamente contestata da una maggioranza interna inedita. È questo, secondo quanto emerge, il dato politico dell’Assemblea nazionale svoltasi domenica a Roma. Dietro lo scontro procedurale si muove una questione più profonda: identità, autonomia, leadership. In altri termini, il senso stesso di +Europa alla vigilia delle prossime scadenze elettorali.

Tra i più netti critici della segreteria c’è Valerio Federico, già tesoriere nazionale di +Europa e di Radicali Italiani, oggi leader del gruppo di opposizione Millennium. Il giudizio è severo: Magi avrebbe portato il partito a risultare appiattito sul cosiddetto campo largo, rendendolo sempre meno distinguibile agli occhi dell’opinione pubblica. Un processo che, secondo Federico, si sarebbe manifestato anche in occasione del recente referendum sulla separazione delle carriere, tema tradizionalmente sensibile per l’universo radicale e garantista. La contestazione non riguarda soltanto la linea esterna. Vengono messi in discussione anche i risultati politici: né i sondaggi né il consenso interno avrebbero premiato l’attuale gestione. Da qui la richiesta di andare rapidamente a congresso per rilanciare il partito e ridefinirne profilo e strategia.

Dal canto suo Riccardo Magi prova a riportare il conflitto entro i confini di un confronto fisiologico. Sottolinea che, come avviene in tutti i partiti autenticamente democratici e ancor più in prossimità delle elezioni, anche +Europa è attraversata da un dibattito vivace e articolato. Rivendica la volontà di valorizzare tutte le posizioni e di trasformare il dissenso in un elemento di rafforzamento politico, nel solco dell’impegno per un’Europa federale e per la difesa dello Stato di diritto. Ma Hallissey aggiunge che la decisione sarebbe stata assunta nel pieno rispetto dello Statuto e riconosciuta legittima anche dal Collegio di Garanzia, il quale avrebbe inoltre rilevato una violazione statutaria da parte della presidente dell’Assemblea. Il presidente alza quindi il livello dello scontro, sostenendo che in una forza politica liberale e democratica il rispetto delle decisioni degli organi collegiali non sia negoziabile. Contestarle o rinviarne l’attuazione, osserva, non significherebbe difendere il partito ma indebolirlo, compromettendone credibilità e coesione. Da qui l’avvertimento: ogni forma di arroccamento della segreteria rischierebbe di produrre un danno grave a +Europa. Per Hallissey la via d’uscita è una sola: avviare senza indugi il percorso congressuale.