Confermate le date del Festival di Sanremo: l’evento simbolo della canzone italiana si terrà dal 2 al 6 marzo. Sarà la 71esima edizione del Festival. La conferma arriva da una riunione tra i vertici Rai delle strutture coinvolte nell’organizzazione della kermesse e il direttore artistico Amadeus. Presente l’Amministratore Delegato Fabrizio Salini. Tra i temi affrontati nel corso dell’incontro, il Protocollo sanitario e organizzativo che sarà a breve sottoposto alle autorità competenti in modo da poter prevedere una presenza del pubblico nella platea del Teatro Ariston.

Si lavora insomma a un’edizione il più possibile normale nonostante la pandemia da coronavirus. Diversi i nodi da sciogliere: il pubblico, il protocollo per gli artisti, le conseguenze sulla gara canora, le postazioni di giornali e media di tutti i tipi, gli eventi intorno al Festival, il sistema di controllo e di tamponi.

Una delle ipotesi per il pubblico, precisamente per 500 persone, era quello della nave-bolla. Un’ipotesi intrigante e forse funzionale ma anche estremamente rischiosa. Ecco, quell’idea, si è arenata. La conferma è arrivata oggi. I discografici chiedono un Festival blindato, senza pubblico né giornalisti né salotti televisivi. “Ci sembra chiaro che in un momento come questo si possa realizzare solo un progetto esclusivamente televisivo. Sono esclusi per i nostri artisti scenari con palchi esterni, passerelle con pubblico, stand di sponsor e radio e incontri stampa. Tutto dovrà avvenire in streaming come accade oggi in qualsiasi altro evento, a partire dal festival del cinema di Berlino, che si tiene nella stessa settimana di Sanremo”, ha detto Enzo Mazza, ceo di Fimi, federazione che riunisce le quattro multinazionale del disco (Universal, Sony, Warner e Bmg). Il cartello rappresenta circa metà degli artisti in gara.

Invoca l’intervento del Comitato Tecnico Scientifico la Fimi per definire permessi e divieti tra staff, label, truccatori, parrucchieri, stilisti, security e via dicendo. “In una situazione eccezionale come questa i ritardi della Rai sono comprensibili ma è altrettanto vero che non si può pensare a uno svolgimento normale. E a fronte di una Rai che si assume la responsabilità di quello che accade dentro il teatro Ariston, non abbiamo certezze su quello che accade fuori. Il clima di incertezza si ripercuote su tutte le strutture ricettive, hotel e b&b, con ulteriori complicazioni organizzative per noi”, ha detto Dario Giovannini, vicepresidente dell’associazione e general manager di Carosello.

A spingere per un Festival completo c’è Rai Pubblicità: l’anno scorso la kermesse ha portato incassi per 37 milioni di euro. Un rinvio avrebbe fatto perdere spettatore e quindi inserzionisti. Tramonta, sembra, l’ipotesi di un pubblico selezionato in vitro e messo nella bolla della nave. Restano da sciogliere i nodi della sala stampa, divisa tra Teatro Ariston e Palafiori con 1.300 giornalisti e speaker radiofonici. L’unica soluzione al momento senza rischi è quella di una conferenza stampa principale in streaming e incontri da remoto anche per cantanti e ospiti. La Rai sarebbe propensa a ridurre i giornalisti drasticamente, sotto i cento. Circa 80 quelli con diritto a un pass. Niet anche per un’altra proposta: orchestra registrata e i soli artisti dal vivo.

Vito Califano