Circa 550 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare: i numeri fotografano alla perfezione l’allarmante sovraffollamento che caratterizza il carcere di Poggioreale. A certificarlo sono i dati pubblicati sul sito del Ministero della Giustizia e aggiornati a ieri. I reclusi nella casa circondariale più grande d’Europa sono attualmente 2.124 a fronte di soli 1.571 posti disponibili. E il trend è in aumento visto che, rispetto al 30 settembre scorso, il numero degli ospiti di Poggioreale è aumentato di 29 unità.

Paradossalmente, l’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19 sembrava aver prodotto effetti positivi sulle carceri campane. La diminuzione dei reati, determinata dal lockdown, e la possibilità di scontare la pena a casa, concessa a 910 detenuti, aveva contribuito a rendere la vita dietro le sbarre meno esasperante. Col tempo, però, le attività hanno ripreso il loro corso e, di conseguenza, sono tornati ad aumentare i reati e gli arresti. In più, i provvedimenti adottati dal governo per decongestionare le celle ed evitare che queste si trasformassero in pericolosi focolai di Covid-19 hanno esaurito i loro effetti.

«A questo – spiega Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania – si aggiunge l’eccessivo ricorso alla custodia cautelare in carcere al quale corrisponde un troppo timido utilizzo delle misure alternative alla detenzione».  Come se non bastasse, in strutture come quella di Poggioreale si contano numerosi detenuti provenienti da Calabria e Sicilia. «Questa prassi – prosegue Ciambriello – non solo contribuisce ad affollare le celle, ma viola il principio di territorialità della pena». Le conseguenze sono molteplici: gli avvocati dei detenuti che si trovano lontano da casa incontrano difficoltà nell’espletare il loro mandato; i familiari non riescono a fare visita con regolarità ai loro congiunti in prigione; per gli stessi reclusi il reinserimento diventa più complicato visto che, una volta scontata la pena, sono chiamati a muoversi in un contesto sociale ed economico sconosciuto.

Tutto ciò fa sì che in padiglioni come Livorno, Avellino e Milano ci siano tra i sei e i dieci detenuti per cella. «È paradossale – continua Ciambriello – che, all’interno delle prigioni, i detenuti siano ammassati mentre all’esterno si predica la necessità di rispettare il distanziamento sociale così da scongiurare il contagio da Covid-19». La situazione potrebbe migliorare nel giro di qualche mese, quando dovrebbero finalmente prendere il via i lavori di ristrutturazione di alcuni padiglioni di Poggioreale per i quali risultano già stanziati 12 milioni di euro.

Il sovraffollamento, però, è solo una delle mille sfaccettature di un tema più generale: quello relativo alla qualità della vita nei penitenziari italiani. Per migliorarla il garante regionale dei reclusi sta per avviare un’importante iniziativa proprio nel carcere di Poggioreale: «A breve – fa sapere Ciambriello – i detenuti ludopatici ospitati nel padiglione Roma potranno prendere parte a un percorso finalizzato ad allontanarli dal gioco d’azzardo. Si tratta di un’iniziativa promossa dal mio ufficio con un chiaro obiettivo: fare in modo che, una volta scontata la pena, i reclusi non si debbano confrontare con i problemi e con la realtà complicata che li ha condotti sulla via dell’illegalità».

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.