Più di 400 detenuti in più nelle carceri campane. È l’ultimo dato sul sovraffollamento nei quindici istituti di pena della Campania, la fotografia più aggiornata del sistema penitenziario che pone la nostra regione in cima alla classifica, seconda solo alla Lombardia, per numero di detenuti. Cosa fare? Se ne è discusso alla conferenza nazionale dei garanti che quest’anno, su iniziativa del garante regionale Samuele Ciambriello, si svolge a Napoli. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha inviato una lettera promettendo grandi investimenti e «l’impegno ad ampliare progressivamente le opportunità lavorative e di inclusione sociale a beneficio dei detenuti».

Il sottosegretario Andrea Giorgis ha spiegato l’intenzione del governo di puntare a «investimenti nell’assunzione e nella formazione di personale», «investimenti nelle strutture perché non si possono offrire percorsi trattamentali efficaci se non ci sono strutture adeguate» e «investimenti in presidi sanitari per il diritto alla salute dei detenuti, anche quelli al 41bis». La speranza di chi ha a cuore le tematiche del carcere è che dalle parole si passi ai fatti senza dover attendere tempi biblici.

Intanto in carcere si continua a morire: dall’inizio dell’anno si sono verificati 44 suicidi nelle celle italiane, otto dei quali in Campania. «Con il primato negativo riguardante il sovraffollamento – commenta Ciambriello – si continua a parlare da Nord a Sud del piano incompiuto per il carcere di Nola, pensato nel 2015 e ancora in una fase di progettazione preliminare. Dunque – aggiunge il garante campano – a coloro che ritengono che la risposta alla questione della detenzione sia rappresentata dalla costruzione di nuove carceri e non da un maggiore accesso alle pene alternative, ricordo che occorre fare i conti con la lentezza burocratica delle procedure, anche per evitare lo scandalo delle cosiddette carceri d’oro».

Dici carcere e pensi alle mille contraddizioni dei luoghi di pena, che in Campania si sommano a quelle di un territorio sempre in bilico tra grandi emergenze ed esperienze di eccellenza. La popolazione attualmente presente in Campania è di 6.475 detenuti, di cui 308 donne e 134 stranieri, mentre la capienza regolamentare delle strutture sarebbe in totale di 6.062 persone. Il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere ospita 58 detenuti, l’istituto penale per minori di Nisida conta 30 ragazzi reclusi, 25 quello di Airola. Quanto all’esecuzione penale esterna, secondo i dati aggiornati a pochi giorni fa, l’ufficio ha in carico 6.440 persone. Non è tutto. Le quattro strutture Rems presenti in Campania (sono strutture sanitarie che accolgono autori di reati affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi) hanno una capacità di accoglienza di circa 68 posti.

In questa realtà trova spazio da tre anni il polo universitario penitenziario regionale, una luce nel buio. Il polo ha sede nel carcere di Secondigliano e tra i 57 già immatricolati e i 54 nuovi iscritti è arrivato quest’anno a 106 studenti detenuti. Nel corso del 2019 sono stati attivati 23 corsi di formazione professionale che hanno coinvolto 236 iscritti nei vari istituti della regione, esempio di investimento in formazione in un’ottica di reinserimento sociale dei detenuti. Ma non basta. Le criticità continuano a essere tante e l’ha ribadito Stefano Anastasia, garante dei detenuti di Lazio e Umbria aprendo i lavori della conferenza che si chiuderà oggi. «La pandemia ha fatto cadere il tabù della tecnologia nelle carceri», afferma. Ora tocca abbattere gli altri.