Interviste
Spena (Comitato One Water): “Con il Forum Roma al centro della diplomazia dell’acqua”
La presidente del Comitato One Water traccia il bilancio del Forum Euromediterraneo dell’Acqua: cooperazione tra le due sponde innovazione, accesso universale e collaborazione pubblico-privato tra le priorità emerse alla Nuvola
Il Forum Euromediterraneo dell’Acqua ha portato a Roma istituzioni, imprese, università, associazioni e società civile per discutere il futuro di una risorsa sempre più strategica. Dalla Rome Initiative on Water al ruolo dell’intelligenza artificiale, fino alla dimensione sociale e alla necessità di rafforzare la cooperazione tra pubblico e privato, Maria Spena, presidente del Comitato One Water, ripercorre i principali temi emersi dall’iniziativa e il ruolo che l’Italia può giocare nel Mediterraneo.
Questo Forum ha dato centralità a Roma sul tema globale dell’acqua. Qual è stata la risposta degli stakeholder?
«Sin dal percorso preparatorio ho trovato una grande disponibilità e persino entusiasmo negli stakeholder a cui presentavamo il progetto del Forum. C’era bisogno di un evento di respiro internazionale che parlasse di acqua a 360 gradi. Lo abbiamo avuto a Roma e, nell’organizzarlo, abbiamo avvertito tutto l’appoggio delle istituzioni, delle imprese, degli ordini professionali, delle università e delle associazioni coinvolte. Alla Nuvola, tra gli stand e nei panel, si avvertiva l’orgoglio di aver partecipato a qualcosa di storico».
Il Forum ha aiutato a capire quanto sia strategica la risorsa acqua per la diplomazia, per l’economia, per le infrastrutture e per l’agricoltura. Serve, secondo lei, un coordinamento a livello europeo per prepararsi a queste sfide?
«È in questa direzione che va la Rome Initiative on Water, prevista nella Dichiarazione ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo sull’acqua e lanciata in corrispondenza con i lavori del nostro Forum. C’è la volontà di accorciare le distanze infrastrutturali tra le due sponde del Mediterraneo in materia idrica e, a questo scopo, il ministro Tajani ha annunciato che l’Italia ha già approvato un primo progetto da 3 milioni di euro per aiutare i Paesi partner. Sul fronte dell’acqua c’è un protagonismo italiano che verrà rafforzato con la Rome Initiative on Water e ci dà un ruolo di leadership a livello non solo europeo, ma mediterraneo».
Durante il Forum è emerso anche il tema della tecnologia. Che ruolo può giocare l’intelligenza artificiale nelle future prospettive industriali di gestione idrica?
«Gli esemplari di nuove tecnologie esposte nel nostro One Water Expo sono stati apprezzatissimi dal pubblico del Forum. Questo già ci dice molto: c’è la consapevolezza, tra gli addetti ai lavori, che l’innovazione è la principale alleata del risparmio idrico. È un dato di fatto che, grazie all’intelligenza artificiale, le imprese saranno sempre più in grado di monitorare i propri sistemi idrici e prevedere eventuali perdite alle infrastrutture. Le opportunità offerte da questa nuova frontiera consentiranno di mantenere alta la qualità dei servizi idrici e anche di ridurre i costi operativi».
C’è anche il tema sociale. Cosa è importante fare per rafforzare l’universalità dell’accesso all’acqua?
«Questo è stato un mio pallino sin dall’inizio: il coinvolgimento della società civile nell’organizzazione del Forum. Per questo abbiamo voluto panel e workshop animati dai rappresentanti delle organizzazioni non profit per sollevare il tema dell’educazione alla cittadinanza globale in materia idrica. E c’è stata anche la loro presenza “concreta” nell’area espositiva, per sensibilizzare ancora di più gli addetti ai lavori sulla questione sociale che sta dietro a quella idrica. Sono una convinta sostenitrice di un approccio multidisciplinare all’argomento, che dia uno spazio prioritario al mondo della società civile: escluderla dal processo decisionale sarebbe non solo sbagliato a livello etico, ma anche controproducente».
Quanto è importante il confronto pubblico-privato per lo sviluppo delle prospettive idriche?
«Il Forum stesso è un esempio della necessità del confronto pubblico-privato. Abbiamo visto diversi progetti di questa tipologia alla Nuvola, ad esempio l’Arno Water Resilience Lab lanciato dal gruppo del lusso Kering, che ha realizzato una piena e fruttuosa collaborazione tra l’azienda, le autorità di bacino locali e le università per tradurre in impegno concreto la resilienza idrica a livello territoriale. Questa è la strada da intraprendere e anche il nostro Forum lo ha dimostrato».
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