Da quando è esploso il caso dei dieci intossicati nel napoletano è scattata la psicosi. Sotto i riflettori sono finiti 7 bancali di spinaci che sarebbero stati contaminati da sostanze tossiche per l’essere umano. Sin dal primo momento si è parlato di mandragora, un’erba velenosa che si sarebbe mescolata accidentalmente agli spinaci perché dalle sembianze molto simili. Ma secondo alcuni non è certo che si tratti di mandragora. Antonio Limone, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno che ha sede a Portici, intervistato dal Riformista ha invitato alla cautela e ad attendere il risultato delle analisi specifiche dei botanici su quei lotti “incriminati”.

“Sono ancora in corso analisi – ha spiegato Limone – Di certo c’è che queste persone si sono intossicate avendo assunto degli alcaloidi tropanici che sono contenuti nella mandragora ma anche in alcuni tipi di pesticidi che molto impropriamente possono essere utilizzati, non è normale che fossero utilizzati sugli spinaci. Stiamo facendo tutte le analisi perché la mandragora non è una pianta molto diffusa. Com’è finita in un lotto di spinaci lo stiamo chiedendo ai botanici con degli approfondimenti specifici”.

Dunque, di certo c’è solo che a intossicare le dieci persone di cui un 44enne in gravi condizioni, sarebbero stati gli alcaloidi tropanici. Gli alcaloidi tropanici costituiscono un gruppo di alcaloidi e metaboliti secondari che contengono un anello tropanico nella loro struttura chimica. Tra i principali atropina, iosciamina e ioscina, presenti nelle Solanaceae (Atropa, Datura, Hyosciamus, Mandragora). Si tratta di sostanze chimiche che bloccano l’attività del sistema nervoso parasimpatico.

I sintomi dell’intossicazione sono secchezza delle fauci, visione offuscata e midriasi, aumento della temperatura corporea, difficoltà di minzione, sonnolenza, costipazione, tachicardia, vertigini, mal di testa, delirio e allucinazioni, episodi maniacali, confusione mentale, difficoltà respiratorie. Al contrario di quanto avviene per la listeria, cucinare gli spinaci non evita il rischio di intossicazione. “Gli Alcaloidi tropanici che hanno causato queste intossicazioni, non si modificano con il calore – spiega Limone – Non è come la listeria che sono microrganismi, un batterio, con la cottura muore. Alcune sostanze chimiche non vengono modificate dalla cottura per cui bisogna prestare più attenzione”.

Scegliere gli spinaci surgelati aumenta la sicurezza del prodotto? “Non entro nel merito della qualità di un prodotto fresco rispetto a quello surgelato ma il secondo forse una piccola garanzia in più la può dare: temporalmente usciva fuori da una produzione più immediata quindi certamente prodotto in un tempo differente rispetto a questi spinaci intossicati che sono finiti sui mercati”, continua Limone. Dunque, che si tratti di mandragola o di pesticidi, nel caso della contaminazione alcaloidi tropanici, come è successo nel napoletano, non basta cuocere o portare sotto zero gli spinaci per renderli sicuri.

Dopo l’allerta in tanti hanno iniziato a buttare via gli spinaci già acquistati è c’è anche chi ha deciso che per un po’ non ne vuole mangiare più. Limone è certo che la macchina della sicurezza alimentare abbia funzionato bene e che tutti i bancali contaminati siano stati rintracciati e distrutti a tutela della salute del cittadino. “Io non mangerei spinaci solo finchè non abbiamo l’esito di questi esami che stiamo facendo, che credo si avranno in giornata – conclude Limone – Oggi lo eviterei (7 ottobre, ndr), da domani non è che noi incriminiamo tutti gli spinaci che sono sul mercato – continua il Direttore – Io credo che questo sia ingiusto per chi li ha prodotti e non è nemmeno utile alla salute perché gli spinaci contribuiscono per la nostra dieta a un enorme supporto di energia e grandissima qualità perché gli spinaci fanno bene alla salute”.

Gli spinaci sono un cibo fresco che a differenza di altri alimenti che sono finiti nella lista nera per la listeria non hanno indicazioni particolari rispetto al modo di prepararli prima di mangiarli. “Capisco l’allarmismo però il consumatore deve avere consapevolezza che la rete dei controlli funziona, che la tempestività di un’allerta viene garantita e che mangiare di per se costituisce un rischio. In Olanda sulle confezioni di wurstel c’è scritto: ‘potrebbe contenere listeria’. Questa consapevolezza il cittadino consumatore la deve avere. Se lo avessero scritto sulle confezioni italiane nessuno avrebbe più comprato wurstel. Però se sull’etichetta c’è scritto che va consumato cotto poi così bisogna fare”. E lancia l’appello a tutti i consumatori a seguire le indicazioni descritte sull’etichetta prima di consumare gli alimenti per la sicurezza di ciascuno.

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Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. È autrice anche di documentari tra cui “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.