Parte il conto alla rovescia che porterà verso il Consiglio dei ministri – che si dovrebbe tenere tra mercoledì e giovedì – per varare il decreto legge Riaperture. Sono ancora molti, tuttavia, i nodi da sciogliere tra scuola, coprifuoco e soprattutto il pass che permetterà lo spostamento tra regioni arancioni e rosse. È attesa per martedì la riunione del Comitato tecnico scientifico, convocato per le 17, durante la quale sarà formulato al governo il parere sulle misure che si intendono adottare e che saranno contenute nel dl.

Primo fra tutti, gli esperti dovranno esaminare le modalità di spostamento e soprattutto valutare quali potrebbero essere i rischi, della riapertura delle regioni, sulla curva epidemiologica, oltre al fatto che il ‘tesserino’ dovrebbe servire anche per l’ingresso ad alcuni eventi culturali e di spettacolo. Per ora sia il pass che l’app (che potrebbe contenere un codice a barre con tutte le informazioni necessarie) sono solo un progetto e su cui diversi ministeri potrebbero lavorare, a partire dal dicastero di Vittorio Colao, solo dopo il parere del Cts. Il governo, che punta molto su questo strumento, inoltre, attende anche le direttive dell’Unione europea sul pass vaccinale, su ancora ci sono poche certezze e che comunque sarebbe pronto per fine giugno.

Per ora l’ipotesi più accreditata, perché più immediata e pronta per il 26 aprile, resta quella dell’autocertificazione o la certificazione di aver effettuato il tampone nelle 48 ore precedenti o essersi sottoposto al vaccino. Altro requisito quello di aver avuto il Covid -19 e di essere guarito. Sul tavolo anche i protocolli per le riaperture che la conferenza delle Regioni ha consegnato la scorsa settimane e su cui già diversi scienziati hanno espresso non poche perplessità, soprattutto sulla richiesta di riaprire i locali anche in zona rossa.

Altro tema, caldissimo più dal punto di vista più politico che scientifico, è il coprifuoco. “Se perfino il ministro Speranza è arrivato alla conclusione che all’aperto si rischia meno che al chiuso, non penso che le 22, le 23 o le 24 facciano la differenza. Dipende dal buon senso degli italiani”, rimarca Matteo Salvini che sull’allungamento del coprifuoco non intende indietreggiare. Per ora, però, da palazzo Chigi non ci sono tentennamenti. Più ore di libertà serali arriveranno, ma non nel mese di maggio come confermato sia dal premier Draghi e che dal ministro Speranza nella conferenza stampa di venerdì scorso.

La stessa ministra di Forza Italia, Mariastella Gelmini, conferma la posizione: “Avevamo promesso di fare un tagliando a metà aprile e abbiamo mantenuto la parola. Dopo un anno di sacrifici gli italiani meritano di ripartire. Le riaperture da lunedì 26 aprile dovranno essere graduali e nel rispetto delle regole. Più saremo prudenti e responsabili, e più velocemente torneremo alla normalità”. Linea che sarà confermata, trapela, anche dal Comitato tecnico scientifico.

Il faro resta comunque il monitoraggio settimanale del venerdì e molto atteso è proprio quello del 23 che potrebbe decretare le prime regioni gialle del nuovo decreto. Stando ai dati attuali potrebbero puntare al giallo: Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria, Veneto, Trento e Bolzano.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.