Il ritorno alla didattica in presenza anche nelle scuole secondarie di secondo grado (le superiori) “preoccupa molto” il virologo dell’università Statale di Milano Fabrizio Pregliasco. Intervenuto ad ‘Agorà’ su rai 3, a preoccupare principalmente la mobilità. “Non tanto i piccolini, ma gli adolescenti e la fascia giovanile” sono “colpiti dalla variante inglese” del covid-19 “in modo più ampio e con forme asintomatiche, quindi difficili da individuare senza uno screening”.

Il rientro in classe “rappresenta sicuramente un’esigenza – sottolinea l’esperto – Lo si vuole, lo si desidera ed è necessario per certi versi. Lo vedo anche all’università, nei corsi che faccio in differita: l’efficacia è sicuramente inferiore almeno per una parte dell’insegnamento, per la discussione, per l’interazione”. Tuttavia, mentre “un protocollo all’interno della scuola, se ben seguito, minimizza i dati e alcuni studi ce lo dicono, tutto ciò che è la mobilità intorno spaventa – evidenzia – perché alla fine sono quelli i luoghi di maggior affollamento” e quindi “di maggior rischio”.

La decisione del Governo di avviare riaperture graduali dal 26 aprile (e in zona gialla rafforzata) “sicuramente potrà avere un prezzo da pagare e questo è oggettivo” secondo Pregliasco. “Dal punto di vista della sanità pubblica, dal punto di vista scientifico, il rischio dovrebbe tendere a zero, quindi dovrebbe comprendere in questo momento un lockdown stretto, strettissimo e prolungato”, che tuttavia è “impossibile nella pratica”.

Le parole della Ministra: “Riaperture incidono in modo marginale”

“Non abbiamo ragionato su opinioni, ma su dati” e, considerando anche l’aumento delle vaccinazioni, “sappiamo che un eventuale aumento dei contagi non andrà a incidere su un aumento dei decessi e sulle terapie intensive. Anche se le riaperture, tra cui la scuola, incidessero sui contagi, sarebbe in modo marginale e comunque controllato”. Così la ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti su La Stampa a proposito della decisione del governo sulle riaperture. “Questa non e’ una vittoria di nessuno – osserva – qui vince l’Italia” e ora il Paese “può iniziare finalmente ad avere una prospettiva, in modo da disegnare un percorso di ritorno alla vita e alla serenità dopo la drammatica esperienza che abbiamo tutti condiviso”.

Redazione