Dopo cinque mesi d’indagine il caso di Stefano Ansaldi si avvia all’atto finale. Il ginecologo napoletano morto, in maniera violenta, sgozzato, e trovato in un lago di sangue, a Milano, si sarebbe tolto la vita. Lo scrive Repubblica ricostruendo la storia e mettendo insieme i pezzi montati dalle indagini dei carabinieri della Seconda Sezione del Nucleo investigativo, guidati dai tenenti colonnelli Antonio Coppola e Cataldo Pantaleo. Ad avvalorare la tesi i risultati dell’autopsia depositati dai consulenti Alessio Battistini, Domenico De Candia e Lavinia Mastroluca. “In definitiva, venendo al caso in esame, gli elementi morfologici discussi depongono per un gesto auto-lesivo”, si legge.

Un rompicapo fin da subito la vicenda. Sabato 19 dicembre una coppia vede l’uomo in agonia sotto il ponteggio di via Mauro Macchi, a Milano. Si ipotizza dapprima una rapina finita in tragedia. La pista tramonta subito. A terra il Rolex. Una ventiquattro ore con poche cose dentro. Non si capisce bene chi avrebbe dovuto incontrare il ginecologo a Milano. Circa 140 le telecamere le cui immagini vengono analizzate per ricostruire i movimenti dell’uomo. Due i buchi nelle riprese degli spostamenti. Una telefonata all’American Express. A partire dalle 16:47 il cellulare non dà più segnale. Non viene più ritrovato. Forse buttato in un cestino.

Probabilmente economico il movente dell’uomo, molto stimato e conosciuto a Napoli. Aveva 65 anni, nato a Benevento. Si era laureato in Medicina e Chirurgia. Il suo studio privato nel centro storico della città, a Piazza Cavour. Incensurato. Dal 2016 viveva da separato in casa con la moglie. Movente economico, si ipotizza. Ansaldi, racconta Repubblica, aveva diversi debiti ma continuava a progettare e sognare in grande.

Per esempio l’acquisto di un hotel dismesso ad Arzano e della salentina Lachifarma, azienda impegnata nella produzione di un vaccino anti-covid. Così come pensava di aprire una clinica a Malta. Vantava amicizie con il manager maltese Brian Bondin, dell’americana MTrace, e del siriano Khaled Ibrahim Ben Nasim, il socio che forse avrebbe dovuto incontrare a Milano. Regali e prestiti. Una cartella Equitalia. Il padre si era suicidato, uno sparo, nel 1980. Lo avrebbe anche ricordato negli ultimi giorni. Aveva perso l’entusiasmo, era cupo, forse non credeva più ai suoi progetti. Si va quindi verso l’archiviazione dell’inchiesta.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.