Mike Tyson è stato quello che Diego Armando Maradona è stato per il calcio, Roger Federer per il tennis, Michael Jordan per il basket. Un campione capace di superare i confini del proprio sport e di avvicinare appassionati, alla sua storia e alla boxe. È diventato icona pop ed è stato campione nella categoria Regina, quella nei Pesi Massimi, nonostante l’altezza: solo un metro e 78 centimetri. Ed è stato anche protagonista di una vita burrascosa e violenta: più volte in carcere, condannato per violenza sessuale e per possesso di sostanze stupefacenti. È stato soprannominato Iron Mike.

La notte del 28 novembre torna sul ring, 15 anni dopo l’ultima volta, in un match di esibizione contro Roy Jones Jr., già campione del mondo dai pesi medi fino ai massimi. Allo Staples Center di Los Angeles, a porte chiuse per via dell’emergenza coronavirus. Non un match ufficiale ma comunque con una cintura in palio: la Wbc Frontline Battle. Otto riprese da due minuti, guanti da 12 once invece che 10. “Interromperò in qualunque momento, se dovesse diventare un match di pugilato vero e proprio”, ha detto l’arbitro Ray Corona. Incontro a pagamento: 49,99 dollari negli Usa. In Italia su Sky dalle 3:00. Ai due – Tyson 54 anni e Jones Jr 51 – andranno circa 10 milioni di dollari più una percentuale degli incassi. “Non incasserò un dollaro per questo match, magari lo farà mia moglie che fa parte l’organizzazione”, ha detto però Iron Mike.

L’INFANZIA – Michael Gerald Tyson nasce a New York il 30 giugno 1966. È orfano di padre e cresce solo con la madre Lorna Lae nel ghetto nero di Brooklyn. Dirà nella sua autobiografia True, La mia storia (scritta da Larry Sloman, PIEMME) che scoprirà che il suo padre biologico si chiamava Jimmy “Curlee” Kirkpatrick Jr., “un pappone”. La famiglia cambia casa più volte. Vivono anche in un edificio destinato all’abbattimento, senza acqua corrente e riscaldamento. “La mia infanzia è stata così. Gente che diceva di amarsi e si spaccava la faccia a vicenda, pestandosi a sangue – dirà – ero terrorizzato dalla mia famiglia”. Da piccolo Mike è grassoccio e timido, ha voce garrula, sembra effeminato, lo chiamano “fatina”. Rischia di essere violentato. Ha anche un hobby: alleva piccioni, gli fanno compagnia.

A 10 anni comincia a compiere reati con la gang di Rutland Road e poi per conto suo. Il primo arresto a 10 anni per il furto di una carta credito. Poi per altre rapine e pestaggi. Quasi sempre rilasciato perché minorenne. Lo spediscono a una scuola speciale per ragazzini con problemi mentali. Poi in un carcere minorile nel Bronx. Qui un giorno arriva in visita Muhammad Alì, il pugile più grande di sempre, un evento che gli cambia la vita – anche se dichiarerà sempre suo idolo il panamense Roberto Durán. Dopo un altro paio di arresti Mike arriva alla scuola maschile Tryon. Qui conosce il signor Bobby Stewart, un irlandese, e comincia ad allenarsi con il sacco. È lui a presentargli Cus D’Amato, il maestro e la persona più importante della sua vita. È il 1979.

IL MAESTRO – “Questo è il futuro campione mondiale dei pesi massimi”, dice Cus D’Amato, che non può credere che quel ragazzo abbia solo 13 anni. Lo prendo e lo porta a vivere a casa sua, con la sua Camille, a Catskill, stato di New York. Lo allena tutti i giorni e gli mette a disposizione un’enciclopedia della boxe dove abbeverarsi: la formazione di Mike è totalitaria.

D’Amato è persona di sostanza, ha modi diretti e bruschi, è amareggiato dalla vita, in cerca di riscatto. Socialista, il suo nemico giurato è Ronald Reagan, misterioso il suo ingresso nella boxe: nessuno sa da dove sia uscito fuori. Comunque, anni prima, ha portato al successo il peso massimo più giovane di sempre: Floyd Patterson. Poi è arrivato ai ferri corti con l’IBC, sotto l’egida della mafia di Frankie Carbo, ed è uscito dal giro che conta. Il suo unico obiettivo diventa portare sul tetto del mondo Mike Tyson: lo vede come un predestinato. Gli insegna tutta una serie di tecniche e che deve vincere facendo spettacolo. Non conta solo il risultato. Gli dice che deve buttare i soldi dalla finestra perché “sono la sicurezza, e per me la sicurezza equivale alla morte”. “Ero il candidato ideale per la sua missione: un bambino cresciuto in una famiglia sfasciata, senza amore e nell’indigenza. Io ero un duro, un tipo tosto e losco, ma ero anche una tabula rasa. Cus voleva che accettassi le mie mancanze”, ricorderà nella sua autobiografia Tyson. Esordisce in una “ciminiera”, incontri illegali, nel Bronx.

IL CAMPIONE – Il 22 novembre 1986 a Las Vegas Tyson affronta il campione del mondo dei Massimi Trevor Berbick. Ha esordito da professionista il 6 marzo 1985. E ha bruciato le tappe: va di fretta perché la salute di Cus D’Amato peggiora sempre di più. Polmonite acuta. Mike ha combattuto 27 volte, 25 per k.o., 15 al primo round e 7 entro il primo minuto. Diciotto giorni prima dell’incontro con Berbick D’Amato muore a 77 anni. Norman Mailer, celebre scrittore e appassionato di boxe, scrive che la sua grandezza nel pugilato è pari a quella di Ernest Hemingway nella letteratura. L’incontro di Las Vegas è letale, drammatico, sconvolgente. Tyson entra con In the air Tonight di Phil Collins e abbatte al k.o. tecnico al secondo round l’avversario. Diventa a 20 anni, 4 mesi e 22 giorni il più giovane campione dei pesi massimi della storia. Dedica la vittoria a Cus D’Amato.

Difenderà il titolo nove volte negli anni successivi. Ormai è per tutti Iron Mike. Nel 1988 sconfigge due miti come Larry Holmes e Michael Spinks. Non è tutto un successo: droga, alcol, la mancanza della guida che era stato il suo maestro e manager. Il matrimonio con l’attrice Robin Givens dura soltanto un anno: il divorzio gli costa 10 milioni di dollari. Non è più a suo agio con sé stesso: racconterà di non sentirsi in pace, costantemente arrabbiato e vuoto, si chiude nel personaggio del cattivo che fa comodo ai media e si dedica agli eccessi. Si fregia di inventare il look blin-bling, l’estetica del gangsta-rap. Segue il tracollo: il 2 febbraio 1990 perde a Tokyo il titolo contro James Douglas. “Era strano non esser più il campione del mondo dei pesi massimi. Ma pensavo fosse solo un incidente di percorso”.

IL DECLINO – Tyson viene condannato a 10 anni di carcere per lo stupro della modella Desirée Washinton. È il 1992. Non accetterà mai quella sentenza: “Io non ho stuprato Desirée Washington, lo ripeterò fino alla tomba”. In carcere, ammette, per la prima volta dopo anni può respirare e fermarsi. Il carcere in Indiana dove viene detenuto è sommerso dalle lettere da tutto il mondo. Si fa tatuare il volto di Mao Zedong. Si avvicina all’Islam. Tre anni dopo esce per buona condotta. E torna anche alla boxe. Lo aspettano contratti milionari. Compra cuccioli di tigre di leone per il prato inglese della sua casa in Ohio. La tigre bianca Kenya diventa famosa. E ricomincia con la cocaina nonostante in pochissimo tempo riconquisti due cinture.

Lo sfidante per l’unificazione è solo uno: Evander Holyfield. Lo conosce dalle Olimpiadi Juniores. Due gli incontri. Al primo match subisce un k.o. tecnico all11esimo round. Il secondo (28 giugno 1997) incontro resta nella storia perché Tyson, sfiancato e pressato dall’attacco di Holyfield, in una fase di clinch strappa con un morto un pezzo di orecchio dell’avversario. “Non avevo idea che ne sarebbe venuto fuori un caso internazionale”, dice. Diventa “L’uomo più cattivo del mondo”. La sanzione: multa di tre milioni di dollari e sospensione della licenza professionista da parte della commissione atletica del Nevada.

Riottiene la licenza soltanto un anno dopo. Si tatua in volto un tribale maori, nel 2003. E i risultati sono alterni. L’11 giugno 2005, a Washington, affronta Kevin McBride. L’incontro è drammatico e Iron Mike al sesto round perde per k.o. tecnico. “È molto probabile che io smetta. Non voglio mancare di rispetto a questo sport perdendo con pugili di questo calibro”, dice alla fine del match. In sala stampa i giornalisti lo salutano con un’ovazione.

È la fine ufficiale di una carriera straordinaria: il suo record recita 58 incontri da professionista, 50 vittorie delle quali 44 prima del limite. I guai però non finiscono: Tyson accumula debiti per milioni di dollari e, nel 2006, viene arrestato per possesso di cocaina.

Diventa commentatore sportivo e compare come attore in diverse produzioni televisive e cinematografiche. Su tutte quella nel cult Una notte da Leoni (The Hangover, 2009). Iron Mike, in occasione del ritorno dopo 15 anni sul ring, si è allenato serietà e costanza. Il suo peso, 98 chili, è migliore di quello registrato nel suo ultimo incontro ufficiale.

Antonio Lamorte