È successo ancora. Questa volta in Germania, ad Hanau, una città dell’Assia a circa 20 chilometri da Francoforte. Alle 22 di mercoledì sera c’è stata la prima sparatoria nel centro della città, la seconda a due chilometri di distanza, in una piazza nel quartiere periferico di Kesselstadt, dove si trova anche l’abitazione di Thomas Rathien, un estremista di destra di 43 anni, trovato in casa senza vita insieme al cadavere della madre mentre il padre è stato portato via da casa dalle forze speciali tedesche. Il bilancio parla di 11 persone morte tra cui una 35enne incinta e già madre di due figli.

I primi otto o nove colpi sono stati sparati al Midnight, un bar scisma molto conosciuto nel centro della città. L’omicida poi si sarebbe spostato nella periferia occidentale all’Arena Bar & Cafe, un altro locale dove si fuma il narghilè. Le forze dell’ordine hanno mobilitato centinaia di uomini e decine di ambulanze sono accorse sui luoghi delle sparatorie. In un primo momento la polizia tedesca aveva ipotizzato che potesse essere un regolamento di conti tra bande criminali. Già lo scorso venerdì, in pieno centro a Berlino, durante uno spettacolo di un comico turco c’era stata una sparatoria al Tempodrom con uno spettatore ucciso e almeno sette feriti. I locali colpiti a Hanau sono bar amati dalla comunità turca e curda. Questa volta sui moventi ci sono pochi dubbi: l’omicida ha lasciato una video-confessione in cui rivendica la volontà di “annientare alcuni popoli”. Peter R. Neumann, direttore dell’ICSR (Centro di ricerca sul terrorismo) ha scritto su Twitter che nelle 24 pagine del manifesto “politico” lasciato dal killer si rivela tutto “il suo odio per gli stranieri e i non bianchi.

Sebbene enfatizzi l’Islam, chiede la distruzione di vari Paesi del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Asia centrale (che sono tutti a maggioranza musulmana). Sempre Neumann scrive che il killer avrebbe giustificato la sua richiesta di cancellare intere popolazioni di alcuni Paesi «in termini esplicitamente eugenetici» dicendo che «la scienza dimostra che alcune razze sono superiori». Tra i suoi scritti c’è anche la rivelazione che l’uomo non ha «mai avuto una relazione con una donna negli ultimi 18 anni, per scelta» e che sarebbe «stato sorvegliato da un servizio di intelligence per tutta la vita». Thomas Rathien aveva un regolare porto d’armi e una licenza da cacciatore e secondo la polizia non aveva complici. Sulla matrice razzista della strage sembra non avere dubbi anche Angela Merkel che ha parlato di «giorno orribile per il Paese»: «Molto lascia pensare che il massacro sia stato mosso dall’odio xenofobo, un odio verso chi ha origini, religioni o aspetto diverso. Il razzismo è un veleno, l’odio è un veleno che esiste nella nostra società». Ha poi continuato: «Il governo tedesco e le istituzioni statali sostengono i diritti e la dignità di ogni persona in questo paese. Non facciamo alcuna distinzione per la provenienza o il credo delle persone».

Dopo Oslo, dopo Auckland, dopo El Paso ora anche Hanau si aggiunge ai luoghi delle stragi xenofobe dove il terrorismo bianco risulta essere addirittura più feroce di quello che vorrebbe combattere. Non si tratta di episodi collegati, certo, e non c’è nessun elemento per immaginare un’internazionale del razzismo ma è evidente che il fenomeno della destra eversiva abbia raggiunto livelli di allarme che pongono alcune rilevanti questioni: siamo sicuri che stiamo dando il giusto peso al ritorno di talune intolleranze? Siamo certi che sia il caso di continuare a derubricare alcuni importanti segnali come sciocchezze, ragazzate o singoli episodi (tenendo conto che poi spesso sono singoli anche gli attentatori che procurano ingenti danni)? Esiste un’intelligence europea, come per il terrorismo islamico, in grado di monitorare e scambiarsi velocemente informazioni sui gruppi di estrema destra?

La scorsa settimana la politi federale tedesca ha arrestato 12 persone (di età tra i 20 e i 60 anni) in sei diversi Länder federali, sospettati di fare parte di un’organizzazione terroristica di estrema destra che stava progettando attacchi a moschee, scuole di quartieri musulmani e centri di accoglienza. Sono state ritrovate armi, munizioni, granate e addirittura bombe artigianali. La cellula terroristica puntava anche a alcuni politici particolarmente impegnati sui temi dell’accoglienza e l’idea era quella di provocare, in Germania, un clima «da guerra civile», scrivono gli investigatori. Sempre secondo l’intelligence tedesca oggi in Germania ci sarebbero almeno una cinquantina di persone di destra pronti a compiere atti terroristici. Cinquanta altri Thomas Rathien: sicuri che vada tutto bene?  Poi un giorno, magari, si rifletterà sul fatto che a forza di agitare il terrore non si fa che partorire terrorismi e terroristi di ogni risma, terroristi che combattono con il terrorismo il terrorismo degli altri. E nelle strade scorre il sangue.